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Dicembre 8, 2022, giovedì

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Anzio, buttafuori accoltellato nel commissariato di Polizia: parla il padre

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Anzio è ancora scossa dall’omicidio dell’ex pugile Leonardo Muratovic, assassinato nella notte di domenica 17 luglio. In queste, ore, la vicenda si è macchiata da altro sangue: Cristhian Casolari, buttafuori presente al momento della tragica rissa, è stato accoltellato per quattro volte dal padre del ragazzo deceduto mentre era nel commissariato di Polizia insieme ad un collega 57enne. Dopo un intervento chirurgico estremamente complicato, il 31enne è fuori pericolo. Il genitore della vittima, adesso, è accusato di tentato omicidio. La vicenda, incredibile, non è chiaramente andata giù al padre del giovane operato.

Anzio, buttafuori accoltellato in “casa” della Polizia: le parole del padre incredulo

Ecco alcune delle dichiarazioni rilasciate da Francesco Casolari, padre di uno dei due buttafuori accoltellati ad Anzio dal padre di Leonardo Muratovic, a RomaToday che ha ricostruito i fatti:

“Mio figlio ha rischiato di morire, accoltellato per 4 volte, dentro il commissariato di polizia. Quello dovrebbe essere il posto più sicuro del mondo e invece no. Mio figlio avrebbe potuto prendere una coltellata al lavoro. Il buttafuori è un mestiere pericoloso, ma può capitare – purtroppo – che ci sia un’aggressione violenta. Non sai mai chi hai davanti. Però in commissariato no. Non lo accetto. Quello dovrebbe essere il posto più sicuro al mondo. Un luogo dove se sei vittima, ti aspetti di essere protetto. Dove denunci i reati, non dove sono commessi. Ho rischiato di perdere mio figlio. Non dormo da tre giorni“.

Leonardo Muratovic lo conoscevo – racconta Casolari –. Il papà 10 anni fa lo portò nella mia palestra. Gli ho insegnato io a combattere. L’ho curato come un figlio. Poi l’ho perso di vista. Il padre mi conosce. Dalla loro famiglia non ho ricevuto neanche una telefonata. Ci sta, capisco il lutto. Lo rispetto. Ma mio figlio poteva morire e per di più in un posto sicuro come il commissariato. Cristhian è un bravo ragazzo. Lui e gli altri buttafuori hanno fatto il loro lavoro. Hanno dato la colpa a loro, ma non è così”.

“Mio figlio mi ha chiamato ed era già sanguinante…”

C’era una lite nel locale e loro, come il mestiere dice, li hanno allontanati. Li hanno buttati fuori, appunto, ma senza usare le violenza. A mio figlio ho insegnato i veri valori dello sport, del rispetto. Lui e i suoi colleghi si sono mossi come dovevano. Poi la tragedia è successa a trenta, quaranta metri fuori dal locale. Lì, a quell’ora, ci dovevano essere le forze dell’ordine. Non c’era nessuno. A che servono le volanti fino a mezzanotte? I casini ci sono dopo le due di notte“.

Mio figlio mi ha chiamato quando era già sanguinante. ‘Papà corri, m’hanno accoltellato’. Mi ha detto. Non mi volevano fare entrare. C’è un video mio di quando tento di scavalcare la cancellata della polizia per entrare. Poi quando mi hanno aperto ho fatto un casino, quando sono entrato l’ho trovato sul pavimento in una pozza di sangue. C’erano le telecamere. Dico la verità. Ci siamo affidati ad un legale. Mi sono anche arrabbiato anche con il sindaco di Anzio, l’ho chiamato. Gli ho chiesto conto di quanto successo in commissariato“.

L’omicidio è una tragedia. Piango per loro e non smetterò di fare le mie condoglianze, ma hanno tentato di uccidere mio figlio in un commissariato di polizia. È di una gravità estrema. Perché hanno permesso al papà del ragazzo, che ha appena perso un figlio, di essere nello stesso luogo e alla stessa ora dove ci sono dei testimoni della tragedia? La polizia ha sottovalutato tutto. Gli era morto il figlio, c’è stata troppa leggerezza“.

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