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Febbraio 28, 2021, domenica

La Befana e Roma, amore indissolubile: le poesie della tradizione

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La Befana e Roma, un connubio quasi indissolubile. Una storia le cui origini pagane affondano le radici già nella Roma antica. Una festa che vogliamo celebrare ricordando i versi di due poesie in dialetto romanesco di un grande poeta e attore romano, Checco Durante.

La Befana e Roma

Il poeta ricorda in questa prima poesia i valori che il simbolo della Befana porta in se. Di valori tramandati da nonna a nipotino. Riporta i ricordi dei romani quando in occasione dell’Epifania si radunavano come ormai è tradizione, a piazza Navona.

E’ arrivata la Befana

“Oggi, ch’è aritornata la Befana, ripenso a quanno ch’ero regazzino: vedo Piazza Navona, la buriana, rìsento er concertino fatto co’ le trombette dentro l’orecchio de le regazzette che a forza de risate e de strilletti e facenno vedé de scappa via, pareveno ‘no stormo d’ucelletti. Quanta semplicità! Quanta allegria. E me rivedo puro que la sera che nonna me se mise accosto al letto e, doppo detta assieme la prejera, me “fece un discorsetto.

Dice: – Stanotte ariva la Befana… Va in giro pe’ li tetti ìnfagottata in una palandrana, e cià un sacco co’ tanti regaletti pe’ le creature bone pe’ vedelle contente, e un antro co’ la cenere e er carbone pe’ quelle più cattive e impertinente. E gira… gira sempre, poveretta Se ferma solamente a ‘gni cammino pe’ poté mette dentro a la carzetta quello che ha meritato er regazzìno. Però, cocco mio bello, t’ho da dì che la Befana nun finisce qui, che la Befana nun è mai finita ma t’accompagnerà tutta la vita, pronta a premiatte si fai |’azzione bone… si fai der male pronta gastigatte portannote la cenere e er carbone.

Senti tu’ nonna che te dice questo: Mantiette sempre onesto… ricordete che ar monno quer che vale è fa sempre der bene e mai der male. So passati tant’anni… N’ho fatto de cammino su ‘sto monno… da la vita ciò avuto gioie e affanni… er nipotino è diventato nonno. Ma la voce de nonna, pora vecchia, ancora me risona nell’orecchia: – Ricordete che ar monno quer che vale è fa sempre der bene e mai der male. – E mo, come quann’ero regazzino, me domanno co’ un po’ de commozione: – Si metto la carzetta ner cammino ce trovo più regali… o più carbone?”.

Immagine  Incisione Befana a Roma   photo credit: LapuntaseccaStampeAntiche.com
Immagine Incisione Befana a Roma photo credit: LapuntaseccaStampeAntiche.com

La Befana in dialetto romanesco

In quest’altra poesia Checco Durante parla della Befana a Roma, del cuore grande dei Romani che grazie alla Befana e a ciò che rappresenta riporta la giustizia nei piccoli gesti, e ricorda che si ha di più nel dare che nel ricevere.

La Befana

“Guardi dice er commesso- che carina ‘sta bamboletta qua: move la testa quanno che cammina, dice mamma e papà, chiude l’occhietti si la mette a letto, c’ha er vestito de seta cor merletto… La pupa s’è convinta: -Mamma che bella! Dì a la Befana che me porti quella, e che me porti pure la cucina, la camera da letto, er salottino…

Ma qui s’azzitta: dietro a la vetrina ha visto ‘na pupetta cor nasino appiccicato, sfranto sur cristallo, che j’ha fatto impressione ner guardallo… Un visetto patito serio serio, co’ certi occhietti neri, che già parono pieni de pensieri, ‘ndo se legge solo un desiderio. Sotto quer vestitino ch’è ‘no straccio, nun sente manco er mozzico der ghiaccio, manco er gelo dell’acqua indove sguazza: lei vede solamente la pupazza, bella come ‘na fata, che assai più fortunata de lei che nun ce l’ha, pò dì mamma e papà.

Ma perché a ‘na creatura de cinquantanni ie devi vedè la faccetta seria, come se sapesse già tutti l’affanni, de ‘na vita de lotta e de’ miseria? Pareva che la piccola innocente dicesse a quella ricca: -Ma perché tu ce devi avè tutto e io invece ‘gnente? Ma nun so ‘una pupetta come te? Si la Befana fosse più de core, ce dovrebbe trattà tutte compagne. La pupa ricca sente quer dolore e tutt’all’improvviso scoppia a piagne.

– Che ciai tesoro, mica ciai la bua? Nun ie mette paura a mamma tua!… – No, mamma…guarda… povera bambina… e cor ditino insegna la vetrina. La signora cor core suo de mamma, ha capito de botto tutto er dramma e, piena de bontà, dice alla pupa sua; _ valla a chiamà- . La pupa va de corsa: – viè… viè… cara!…

Sur viso ancora cià ‘na lagrimetta, ma ‘n sorriso de gioia lo rischiara. – Damme la mano…viè, …mamma t’aspetta. Entreno assieme: una ben vestita, l’antra coperta tutta de straccetti; qualunque differente ormai è sparita: So solo du’ angioletti che se danno la mano e, a quell’età, pare che vonno dì all’Umanità: – Fate der bene che la vita è breve: cè più gioia ner dà che ner riceve! “.

di Loretta Meloni

Immagine di copertina (La befana e Roma) photo credit: Pinterest.it

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