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Dicembre 2, 2022, venerdì

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Caso tamponi Lazio: Lotito si difende. Cosa rischia il club?

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Un periodo non tanto facile per la Lazio: le sconfitte contro il Bayern Monaco in Champions League e col Bologna in Serie A hanno buttato giù di morale i biancocelesti. E non c’è solo questo: è iniziato marzo e con lui arriverà, martedì 16, il tanto atteso processo per il caso tamponi della Lazio. Per l’udienza il presidente Lotito ha studiato una strategia: vorrebbe sostenere che lui è coinvolto in modo sporadico nella gestione del club biancoceleste. In questo senso quindi se la Lazio venisse riconosciuta colpevole, la società non potrebbe essere condannata per responsabilità diretta. Questa si verifica quando ad essere colpito è il presidente e porterebbe a una penalizzazione, dall’ammenda fino all’esclusione (nel caso della Lazio invece la Procura chiederebbe solo di togliere alcuni punti in classifica). Ma quando ha avuto inizio il caso tamponi?

Tra la Champions League e la Serie A: com’è iniziato tutto il caos?

Tutto ha inizio con la pandemia: da quando è ricominciato il campionato, la Lazio si affida al centro polispecialistico Futura Diagnostica di Avellino per i controlli periodici della squadra e dello staff. Prima di giocare contro il Torino, in programma il 1° novembre, il laboratorio campano certifica la negatività anche di Immobile, Leiva e Strakosha. Per la sfida di Champions League contro il Bruges, uno di questi però era risultato positivo al tampone processato dal laboratorio di Calenzano (Firenze) appartenente alla catena Synlab, scelto dalla Uefa. Da quando Inzaghi decide di schierare chi vuole in campionato, cominciano a esserci delle incongruenze fra gli esami eseguiti da Futura Diagnostica e altri laboratori.

La Procura di Avellino decide di aprire un fascicolo, fa sequestrare i tamponi e iscrive nel registro degli indagati, per falso, frode in pubbliche forniture e epidemia colposa, Massimiliano Taccone, titolare del laboratorio campano. Gli esami vengono ripetuti e allargati a quelli di familiari e dipendenti della Lazio e non ci sono solo otto positivi, molti di più.

La Procura Federale deferisce Lotito, Pulcini e Rodia per l’affare tamponi della Lazio

La vicenda tamponi oscilla tra giustizia sportiva e quella penale, decretando i nomi di chi giocherà le coppe europee il prossimo anno. Quello che racconta Domani infatti sono vicende già note alle autorità competenti ma aggiungerebbe anche la tesi avvalorata dal presidente Lotito.

A febbraio la Procura Federale ha deferito il patron biancoceleste: il motivo? “Aver provveduto a far rispettare o comunque per non aver vigilato sul rispetto delle norme in materia di controlli sanitari e delle necessarie comunicazioni alle autorità sanitarie locali competenti”. Deferiti inoltre Ivo Pulcini e Fabio Rodia, responsabile sanitario e medico sociale del club biancoceleste. L’accusa è di “non aver rispettato le norme in materia di controlli sanitari e delle necessarie comunicazioni alle autorità sanitarie locali competenti”. 

Le accuse mosse alla Lazio

Deferita anche la Lazio per responsabilità diretta “per il comportamento posto in essere dal presidente Lotito“; per responsabilità oggettiva “per il comportamento posto in essere dai medici Pulcini e Rodia“. Nell’atto di deferimento si parla di “un calciatore” utilizzato in occasione di Torino-Lazio e di “un calciatore” inserito nella distinta di gara in occasione di Lazio-Juventus. Anche se il calciatore in discussione è solo uno, per la Procura Federale la Lazio avrebbe commesso ulteriori violazioni in materia di comunicazione alle Asl competenti e di applicazione dei protocolli Covid-19. Cosa che potrebbe portare a sanzioni anche pesanti: si va dall’ammenda, ai punti di penalizzazione, fino alla retrocessione e all’esclusione dal campionato. I risultati maturati contro Torino e Juventus non possono essere cancellati ma la Procura Federale potrebbe comunque riscrivere la classifica di Serie A.

La strategia difensiva di Lotito sui tamponi della Lazio

Per provare a escludere le sue responsabilità personali, Claudio Lotito avrebbe attivato una strategia difensiva ben precisa. Secondo quanto riportato dalla Procura nell’audizione del 15 febbraio, il patron laziale si vorrebbe rifare alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle imprese. Non a caso ha partecipato al colloquio “in qualità di presidente del consiglio di gestione e legale rappresentante della Lazio“.

Quello che sostiene Lotito è che nel club le responsabilità sono divise tra i settori in modo netto, con la separazione tra il Consiglio di sorveglianza e il Consiglio di gestione. Seguendo questa sua strategia difensiva, la Lazio è una società complessa e che lui non può seguire tutte le attività e che si è occupato delle problematiche sui tamponi solo in situazioni eccezionali e solo perché gli hanno chiesto di prendere una posizione ufficiale.

Secondo Lotito quindi sarebbero stati “i suoi organi” a indurlo e intervenire in questa vicenda delicata. Il processo sarà fissato per il prossimo 16 marzo davanti al Tribunale federale: probabilmente l’avvocato Gentile chiederà che venga posticipato di una settimana per l’assenza di due dei tesserati deferiti, i medici Pulcini e Rodia, i quali saranno a Monaco con la squadra, impegnata in Champions il giorno successivo. 

Basterà questa strategia ad evitare alla Lazio la penalizzazione, nel caso in cui dovesse essere riconosciuta colpevole di avere violato il protocollo anti-Covid?

CHIARA DEL BUONO

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