Civitavecchia: l’area portuale della città potrebbe diventare teatro di proteste e manifestazioni contro il Green Pass. Piazza della Vita è una delle location dove i no-vax intendono manifestare contro l’entrata in vigore del decreto legge 127/2021, per cui dal 15 ottobre il certificato verde diventa obbligatorio sul posto di lavoro, pubblico e privato
Civitavecchia, il dissenso dei no-vax parte da Trieste ed arriva fino al Lazio
Civitavecchia, non c’è solo il porto di Trieste tra i capoluoghi in cui i NO Green Pass protestano. Nell’occhio del ciclone potrebbe trovarsi anche l’area portuale di Civitavecchia, con appuntamento già annunciato a Piazza della Vita, una delle location dove i no-vax intendono manifestare contro l’entrata in vigore del decreto legge 127/2021, per cui dal 15 ottobre il certificato verde diventa obbligatorio sul posto di lavoro, pubblico e privato. Così si apprende infatti dalle tante chat Telegram in cui i manifestanti si coordinano ormai da giorni. Il dissenso dei no vax si espande così da Trieste in giù, in un’area che oggi conta oltre 2.000 persone, un numero che sale a più di 6.000 dipendenti, considerando l’indotto diretto e il prestigio del polo portuale, leader italiano nel settore crocieristico. Le conseguenze, qualora le attività nel porto di Civitavecchia fossero interrotte, non sono trascurabili. “Considerando che il porto di Civitavecchia garantisce anche la continuità territoriale con la Sardegna, i danni per l’economia locale, ma anche per quella della Regione e del centro Italia, sarebbero enormi” afferma Pino Musolino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. Paralizzare il lavoro sarebbe un’ulteriore battuta d’arresto per il Paese. “Come purtroppo si è potuto verificare anche negli ultimi mesi con il calo, e in certi casi l’azzeramento, dei traffici dovuto alla pandemia, i cui effetti si sentono ancora oggi”, spiega Musolino.
Situazione pandemia, cassa integrazione per diversi lavoratori delle imprese
La proposta dei lavoratori no-vax che rifiutano di vaccinarsi è che siano i datori di lavoro a sobbarcarsi il costo dei test molecolari o antigenici rapidi per il rilascio del Green pass, un’opzione accolta anche dal Viminale, che nelle ultime ore ha raccomandato in una circolare che le imprese portuali si adoperino per farlo. La situazione di molte imprese nel porto di Civitavecchia non lo consente. “Il problema è che manca ancora il lavoro, l’attività nel porto è migliorata nel periodo estivo, con un incremento di lavoro con i collegamenti da e verso la Sardegna, ma in termini di merci e crociere la gran parte delle imprese del porto è tuttora in cassa integrazione, non riescono a passare tamponi e test molecolari gratuiti” spiega Alessandro Borgioni, delegato sindacale FILT-CGIL. C’è poi il problema dell’elevato numero di merci e persone che circolerebbe nel porto. “I porti sono snodi sensibili, vedono diversi soggetti sulle banchine, gli autotrasportatori, soprattutto navi e persone dall’estero. Civitavecchia ha collegamenti per esempio con l’Africa e l’Est Asiatico, per cui sarà necessario capire se le prescrizioni estere combacino con le normative europee e nazionali sui vaccini”. Verifiche che potrebbero rallentare ulteriormente le tempistiche lavorative.
I controlli sul lavoro al porto dal 15 ottobre
Stando ai sindacati di categoria, ogni impresa si sarebbe attrezzata con dei lavoratori preposti ai controlli sul Green pass. Per i dipendenti sprovvisti di certificazioni sono state allestite da tempo delle aree tamponi, spiega Pino Musolino di AdSP. “Stiamo affrontando la questione insieme alla Asl Roma 4 per capire come venire incontro ai lavoratori sul costo dei tamponi. Ad oggi nel porto di Civitavecchia non si registrano particolari criticità per quanto riguarda il Green Pass. Da quanto sappiamo, risulterebbe infatti vaccinato oltre il 90% del personale dell’AdSP, l’85% del portuale e più del 70% dei dipendenti complessivi del sistema portuale locale. Questi numeri ci consentono un certo ottimismo, ma in caso di eventuali tensioni è comunque già pronto un contingency plan”, un cordone di sicurezza che a poche ore dal 15 ottobre, potrebbe impedire che una parte del Paese si paralizzi.
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