Com’è morto Corrado? “Aveva problemi respiratori, fumava tanto e in sei mesi se n’è andato”

Corrado Mantoni è morto l’8 giugno del 1999 e proprio oggi avrebbe compiuto la bellezza di 100 anni se al calare degli anni ’90 non fosse stato stroncato da una neoplasia polmonare che non gli ha lasciato scampo. Nel 1978, anno in cui il celebre conduttore venne coinvolto in un incidente terribile nel quale rischiò di perdere la vita, il tutto causato a causa di un guasto alla scatola del terzo che lo fece andare a sbattere  contro il guardrail, se la cavò con qualche frattura mentre andrò peggio a Dora Moroni, rimasta in coma per due mesi dopo il fattaccio.

Oltre l’incidente, però, anche le condizioni di salute di Corrado furono preoccupanti. Infatti, fu scoperto che il conduttore aveva seri problemi respiratori. Nel 1998, fu diagnosticata a Corrado una neoplasia polmonare. Nonostante le cure, Corrado fu nuovamente ricoverato in clinica, ma la malattia non gli lasciò scampo e l’8 giugno 1999 morì nella clinica Villa Margherita all’età di 75 anni.  A comunicare quanto accaduto a La Stampa, fu proprio la moglie Maria Di Donato informando che: “[…] Il conduttore è venuto a mancare a seguito di una neoplasia polmonare, diagnosticata nel gennaio scorso“

Con Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Enzo Tortora, Raimondo Vianello, è entrato nelle case di milioni di italiani. Una figura familiare. Ideò La Corrida, che debuttò in radio il 4 gennaio del 1968 insieme al fratello, per poi approdare in tv, un successo trionfale. Non c’erano i social, ma armato di fischi e campanacci il pubblico sovrano – crudele e molto divertito – esprimeva il suo giudizio. Poi Rosso e nero, L’amico del giaguaro, Tappabuchi, Il pranzo è servito, Canzonissima (Raffaella Carrà, che era legatissima a Corrado, raccontava come con lui si sentisse protetta, scherzavano insieme ma la accompagnava anche dal medico), Domenica in.

La carriera era cominciata come annunciatore alla radio, nel ’44: “La radio” raccontava “mi ha insegnato tutto, ad avere rispetto per il pubblico e a costruire un rapporto con le persone. Non potevamo mai dire ‘io’ ma sempre ‘noi’, e non nel senso di plurale maiestatis, quel ‘noi’ sta a significare che rappresentiamo tutti”.

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