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Dicembre 5, 2022, lunedì

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”Conta che passa la pazza”, al Teatro Portaportese dal 4 novembre

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Teatro Portaportese, dal 4 al 6 novembre in scena Conta che passa la pazza.

Conta che passa la pazza, lo spettacolo in scena al Teatro Portaportese

Teatro Portaportese conta che passa la pazza
Ufficio Stampa Andrea Cavazzini

Una donna, ingabbiata in una struttura molto originale, è in azione in uno spazio delimitato da tre punti cardinali, raffigurati da tre personaggi inanimati e rappresentati da tre oggetti simbolici che fanno rumore, parlano, nonostante abbia più volte provato a zittirli. È il rumore assordante della solitudine. La donna non ha nome. Non lo ricorda. S

copriamo quasi subito che ha fatto calcoli sbagliati, ha seguito un sentiero impervio per giungere proprio lì, nel luogo da cui tutto ha avuto inizio, di fronte al mare, tra la Terra e il Cielo, su di un’isola ai confini del tempo, nel luogo in cui aspetterà, invano, che qualcuno la riporti a casa. Ma ha dimenticato le virgole e, come spesso succede nelle equazioni, una virgola sbagliata conduce al risultato sbagliato.

Raccontiamo di una donna che sa di antico, di poesia. Sta dimenticando e ha paura di dimenticare ancora. Le hanno detto che un giorno non riuscirà a pronunciare parola, che è malata, che non avrà più memoria di sé.

Lo spettacolo

Il Mondo occidentale sta vivendo un Tempo in cui lo sguardo verso l’orizzonte mostra un paesaggio desolato dove la linea di confine tra la vita e la morte è sempre più labile. Il Sistema mediatico ha prodotto mezzi che hanno generato spazi e luoghi fasulli in cui è stato modificato il significato dei valori etici, estetici e morali su cui una società evoluta dovrebbe basarsi. Questo ha prodotto spaesamento e disorientamento. e persone hanno perso improvvisamente il loro radicamento e di conseguenza la Memoria, patrimonio necessario di una comunità matura.

Ognuno, a suo modo, ha sviluppato una reazione diversa. I più fragili, i più sensibili si sono “rifugiati” in patologie come depressione, demenza, Alzheimer. Nella mia regia ho inteso ricercare una Forma che potesse ricreare uno Spazio in cui, ricordare e rappresentare si fondessero in una visione della realtà non convenzionale, astraendo il concetto di Tempo affinché la condizione patologica di chi si sente diverso, escluso, perduto o abbandonato potesse essere sublimata attraverso l’inclusione in una dimensione poetica. Questo spettacolo si inserisce in quelle iniziative di solidarietà, di impegno civile e sociale, di tutela e promozione dei diritti umani, a favore di anziani e persone svantaggiate che, in luoghi difficili da raggiungere come le isole, difficilmente hanno la possibilità di Essere Comunità nella Patologia e nel Disagio.

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