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Maggio 9, 2021, domenica

Controlli anti-Covid a Roma e nel Lazio nei negozi: 5 sanzioni

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Roma, controlli anti-Covid negli esercizi commerciali e ricettivi della Capitale e provincia. Sanzionate dalla Polizia di Stato cinque attività trovate in fallo per diverse irregolarità riscontrate.

Proseguono a pieno regime i controlli della Polizia di Stato per la verifica ed il rispetto delle norme anti Covid-19 nel territorio della Capitale e della sua provincia. Dall’inizio del mese, gli agenti della Divisione Amministrativa e Sociale della Questura di Roma hanno effettuato più di quaranta controlli ad attività commerciali quali bar, ristoranti, case vacanze, affittacamere e istituti di vigilanza. Tale attività di contrasto ha permesso di sanzionare, in diverse distinte operazioni, cinque attività. Ai titolari, oltre alla multa da 400 euro ciascuno, è stata applicata la sanzione accessoria che dispone la chiusura, per un massimo per cinque giorni, dell’attività commerciale stessa.

Controlli anti-Covid: nel mirino anche un minimarket di Albano Laziale

I poliziotti, in un minimarket di Albano Laziale, in una cella frigorifera destinata alla clientela hanno rinvenuto undici confezioni di prodotti ittici scaduti da circa un anno. Il prodotto portato a scadenza è di una marca bengalese di pesce, privo delle informazioni al consumatore, delle prescritte indicazioni in lingua italiana e dei requisiti circa il contenuto e di conseguenza pericolose per la salute pubblica.

Le Forze dell’Ordine hanno avvertito il personale del SIAN (Servizio di Igiene degli Alimenti e Nutrizione) della ASL per l’emissione del provvedimento di chiusura. Al gestore, originario del Bangladesh, oltre al sequestro del pesce scaduto, veniva sanzionato per l’inosservanza dei protocolli Covid-19 in quanto non forniva igienizzanti e guanti monouso ai clienti per la manipolazione degli alimenti e, stante le condizioni igieniche precarie incompatibili con la conservazione e la somministrazione al pubblico di alimenti mal tenuti e dei prodotti congelati e non, conservati in maniera inidonea, veniva chiuso per cinque giorni e comunque fino al  ripristino delle condizioni minime previste dalle norme sull’igiene pubblica.

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