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Dicembre 5, 2022, lunedì

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“Diario licenzioso di una cameriera”, la dissacrante piece di Mario Moretti da stasera al Teatrosophia

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“Diario licenzioso di una cameriera”, la delicata ribellione di una donna contro il lato più oscuro dell’alta società: la pièce di Mario Moretti, adattata e diretta da Gianni De Feo, sarà al Teatrosophia da stasera 11 al 13 novembre, per raccontare le contraddizioni e le depravazioni di una Belle Epoque parigina più contemporanea di quanto sembri

Una malinconica villa di periferia. Una coppia di borghesucci un po’ patetici, lui alle prese con bisogni erotici insoddisfatti e lei sempre più fragile, mentre cerca di reggere il peso di rigide regole cattoliche. E tra le pieghe di questa quotidianità decadente, lo sguardo di Célestine, austera domestica tanto misurata nelle movenze quanto determinata a ottenere ciò che desidera attraverso quella capacità di seduzione che è la sua sola arma. Da questo quadro primonovecentesco, ma più attuale di quanto sembri, prende le mosse Diario licenzioso di una cameriera, dissacrante pièce di Mario Moretti in programma dall’11 al 13 novembre sul palco di Teatrosophia (in via della Vetrina 7 a Roma). Uno spettacolo brillante e spregiudicato, che miscelando ironia e note amare come si fa con certi cocktail; che scava nelle dinamiche più oscure di un’umanità apparentemente privilegiata e ne mette alla berlina vizi e ossessioni.

“Diario Licenzioso Di Una Cameriera”, in scena al Teatrosophia

Emergono in questo modo le dinamiche oscure legate alla condizione della donna e ai soprusi perpetrati a danno di chi nella società è più debole o più fragile. E se la Belle Epoque fa da cornice alla narrazione, ecco che a poco a poco i confini del palcoscenico sembrano espandersi fino a lambire le contraddizioni della contemporaneità. La storia è tratta dal romanzo di Octave Mirabeau “Journal d’un femme de chambre”, già portato al cinema anche da Louis Buñuel con Jeanne Moreau nel ruolo della protagonista. Stavolta è Gianni de Feo a curare regia e adattamento, mentre Giovanna Lombardi veste i panni di Célestine, inaspettata eroina e voce narrante della vicenda. È infatti attraverso il suo sguardo disincantato che lo spettatore penetra dietro quella coltre di regole e atteggiamenti che fanno da paravento alla «sporcizia» del mondo borghese di provincia. Per lei questo incarico nella Villa La Priora, alle dipendenze dei tragicomici Madame e Monsieur Lallaire, è solo l’ultimo di una lunga serie.

E potendo penetrare dietro le quinte della facciata pubblica, sono tante le stranezze a cui ha assistito negli anni: un vecchio con una passione morbosa per i suoi stivaletti rossi, un’anziana donna che si spogliava nella convinzione di essere ancora attraente, o l’amore disperato di un giovane malato di tubercolosi. Célestine, con un tono intimo e mai sguaiato, confida agli spettatori le miserie e le depravazioni di cui è stata testimone, in un delicato ma spietato atto di denuncia contro le ipocrisie della società del tempo, e soprattutto contro le violenze perpetrate sui deboli e sugli indigenti. E forse anche per questo la protagonista mostra al contempo di perseguire senza troppi scrupoli la soddisfazione delle proprie esigenze, utilizzando il proprio corpo e la propria avvenenza.

«Célestine – spiega Giovanna Lombardi, che la interpreta nella pièce – filtra con cocchio clinico la sporcizia interiore della ricca borghesia, svolgendo un’azione catartica verso la bassezza umana e verso i ‘contenitori di ingordigie e secreti appetiti’ dei suoi padroni. Tutto è segreto, nascosto, ambiguo, clandestino. Célestine, lei sola, è pura come un diamante, che riflette l’unica luce di verità e racchiude i mille riflessi del prisma senza colori».



Proprio in virtù di questo sguardo, infatti, Diario licenzioso di una cameriera penetra in maniera sottile nelle ombre della nostra società pur senza abbandonare l’ambientazione primonovecentesca:

«Ho rivisitato il romanzo di Octave Mirbeau – spiega De Feo – cercando di rimanere fedele al gusto e alle atmosfere del secolo in cui l’originale è ambientato. Ma la tentazione di scavalcare i limiti temporali prende il sopravvento, come sempre nel mio caso, fino a sperimentare nelle sonorità e nelle scelte musicali, così come nei tratti dei costumi, differenti possibilità teatrali».


Ingredienti che fanno di questo spettacolo un’esperienza divertente e profonda allo stesso tempo, con Célestine che, coraggiosa pur nella sua fragilità, accompagna lo spettatore in un percorso dove non mancheranno le sorprese. E dove i vizi e le bassezze dell’alta società parigina del primo ’900 non mancano mai di innescare riflessioni, mentre la protagonista vi si oppone affermando malinconicamente che «la depravazione dei ricchi puzza più del fetore dei poveri».

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