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Settembre 28, 2022, mercoledì

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Divieto di utilizzo dell’acqua del rubinetto a Roma Nord: ecco perché

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Riscontrate tracce di arsenico nell’acqua dei rubinetti di Roma Nord. Per circa 61 utenze scatta il divieto. L’acquedotto rurale Arsial di Malborghetto genera l’acqua inquinata e perciò l’ordinanza è prorogata fino al 31 Dicembre 2021

Fino al 31 Dicembre 2021 divieto di utilizzo dell’acqua a Roma Nord. 61 utenze bloccate causa tracce di sostanze velenose: ecco di cosa si tratta

Un anno senza acqua potabile per 61 utenze di Roma Nord. Ecco quanto sta accadendo all’estremo nord della Capitale italiane. Pare che alcune utenze lungo la via Flaminia, zona immersa nella Campagna di Roma Nord a due passi dallo storico Arco, posseggano un’acqua inquinata.

Il sito storico alle porte di Roma risale al IV secolo d.C. e pare essere un antico Arco onorario messo in relazione alla discesa delle truppe di Costantino da settentrione, lungo la consolare per opporsi alle truppe dell’imperatore Massenzio. La storicità del posto, però, per chi possedesse una memoria cronologicamente più recente, pare essere collegata al costante divieto di utilizzo delle acque. Già sette anni fa, il Sindaco Ignazio Marino, vietò l’utilizzo con un’ordinanza, poiché vi era dichiaratamente assente la presenza di acqua potabile dall’acquedotto Malborghetto.

I livelli di arsenico risultano tutt’oggi essere troppo elevati affinché possano essere condiserati potabili e nell’attesa della bonifica, i cittadini che vivono nel tratto estremo di Roma Nord, in prossimità dello speciale sito storico, sono costretti a rifornirsi da autobotti e cassoni di scorta.

Il progetto di messa in sicurezza e resa potabile è già esistente e vale ben 1 milione e 700mila euro, con dei lavori di manutenzione che dovrebbero durare circa un anno. A confermarlo è la Sindaca di Roma Virginia Raggi che proroga l’ordinanza fino al 31 Dicembre 2021.

Sarà l’anno definitivo?

Ad esprimersi in merito allo scenario inquietante che riguarda tale situazione è Andrea Simonelli, in rappresentanza dei cittadini della zona: “Appare indecoroso e non degno di una Capitale occidentale che un bene primario come l’acqua e il diritto alla mobilità siano negati o fortemente compromessi per l’inefficienza politico amministrativa del Comune di Roma e della Regione Lazio. E se per gli acquedotti sono almeno chiare le responsabilità e gli interlocutori istituzionali, per le strade si assiste ad un balletto indecente di rinvii di responsabilità tra la Regione Lazio (ARSIAL), Comune di Roma e Municipio XV, che rendono ancor più avvilente e inaccettabile il protrarsi di questo stato di abbandono”. 

Non tardano le parole di Piergiorgio Benvenuti, presidente Nazionale del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale: “Gravissimo che ancora la rete idrica risalente alla riforma agraria, anni ’50,  è in eternit e questo potrebbe contribuire a causare proprio  la presenza di arsenico nell’acqua o comunque di sostanze inquinanti. Sono 7 anni che prorogano l’ordinanza con la motivazione di dover definire aspetti tecnico amministrativi senza fare di fatto nulla di concreto. Peraltro ci si chiede se essendo vietata l’acqua per uso umano, debba ritenersi vietato anche l’uso in agricoltura e zootecnica vista la presenza di allevamenti nella zona. In questo caso perché non vi nell’ordinanza alcun trasparente chiarimento  che pertanto lascia dubbi ed incertezze. Necessario procedere in tempi rapidi a garantire ai cittadini interessati acqua pubblica senza arsenico o altre sostanze tossiche, quindi fuori dai parametri di conformità, e ridare al più presto servizi e dignità ad una zona che vorremmo ancora una volta ricordare fa parte della Capitale“.  

Serafina Di Lascio

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