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Settembre 26, 2022, lunedì

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Ai domiciliari il patron dei negozi “Semeraro” e “Ovvio”

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Il propriterio dei negozi di mobili e arredi per la casa, con marchio “Ovvio” e “Semeraro” è stato arrestato per bancarotta fraudolenta e reati tributari: con lui nei guai un collaboratore

Arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta per il patron dei negozi “Ovvio” e “Semeraro”: a eseguire la procedura la Guardia di Finanza di Roma

Il padrone dei negozi di mobili e arredi per la casa a marchio “Ovvio” e “Semeraro” è stato tratto agli arresti domiciliari.

Ad eseguire l’arresto i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma che hanno portato a termine un’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Velletri, su richiesta della Procura della Repubblica. L’uomo dovrà rispondere delle accuse di “bancarotta fraudolenta” e “reati tributari”.

Inoltre, i militari della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito il sequestro preventivo di beni per un valore che ammonta alla cifra di ben 15milioni di euro.

Le indagini

L’arresto deriva dalle indagini che si stavano svolgendo nei confronti di numerose società del gruppo, riconducibile all’imprenditore. Condotte su delega della Procura della Repubblica di Velletri, in sinergia dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma e della Compagnia di Velletri, le indagini hanno portato all’arresto dell’uomo e al conseguente sequestro di oltre 15milioni di euro di beni materiali.

A parlare sono gli inquirenti che affermano: “la complessa vicenda societaria e commerciale di una società di Ariccia con cui, nel giro di appena due anni, il dominus del gruppo ha portato in Italia la sede di un’impresa lussemburghese, nella quale sono state fuse per incorporazione 19 aziende, per poi essere dichiarata fallita, dopo il cambio di alcune denominazioni, nel 2016 “… dall’analisi dell’operazione emerge: “la stessa fosse, in realtà, preordinata ad accorpare nella società di Ariccia una serie di imprese non più profittevoli, a loro volta caricate dei debiti delle altre società rimaste all’esterno del perimetro della fusione, per poi destinarla al fallimento in quanto priva delle minime risorse necessarie ad operare nel mercato“.

I finanzieri concludono poi: “A tal fine, poco prima della dichiarazione del dissesto, sono stati distratti i residui elementi attivi in favore di altri soggetti giuridici solo apparentemente di terzi, ma gestiti, tramite fidati prestanome, sempre dallo stesso imprenditore”.

Il risultato finale è stato, secondo gli investigatori, quello di “lasciare senza garanzia patrimoniale i creditori, composti da dipendenti, fornitori, istituti di credito, erario e INPS, per un passivo totale di oltre 52 milioni di euro. In seguito, l’imprenditore ha continuato a operare omettendo i versamenti di imposte e ritenute per circa 7 milioni di euro”. 

Serafina Di Lascio

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