Erminia Ferrari, chi è la moglie di Nino Manfredi: “L’ho sposato dopo una truffa del mio ex”

Erminia Manfredi ritorna a parlare spesso del suo personale rapporto con Nino Manfredi, per un matrimonio durato 50 anni. Un incontro fortuito che, come racconta a Il Corriere della Sera, nasce tutto da una truffa del suo precedente fidanzato. Ad un passo dal matrimonio, Erminia si è ritrovata infatti a dover fare i conti con un futuro sposo in fuga, a causa di alcuni debiti contratti con il padre che non aveva alcuna intenzione di saldare. Ed è stato anche per questo che ha deciso di seguire il suo sogno di indossatrice volando fino a Milano ed a frequentare la casa di moda di Roberto Capucci, fautore indiretto del primo incontro tra Nino e la futura moglie. E’ stata infatti la direttrice della maison, Rosy Bonagura, a fare di tutto perché fra i due nascesse qualcosa di tenero, proprio sapendo il trascorso della donna. Non si trattò tuttavia di un colpo di fulmine dato che “ci studiavamo reciprocamente. Poi cominciammo a frequentarci a Roma”. Da lì alla richiesta di matrimonio il passo è stato breve. 

Erminia Ferrari, chi è la moglie di Nino Manfredi: la truffa, il matrimonio e i tradimenti

Se Pasquale non avesse truffato suo padre, non avrebbe mai sposato Nino. «Eravamo fidanzati da tempo e dovevamo sposarci a breve – racconta Erminia Manfredi (Ferrari da ragazza) -. Avevo già pronto l’abito da sposa, era fissata la chiesa, insomma il matrimonio era imminente. Ma il mio fidanzato di allora, che faceva l’imprenditore, aveva spesso bisogno di soldi e mio padre gliene aveva prestati parecchi. Purtroppo, invece di saldare il debito, si rese irreperibile, una truffa vera e propria. E pensare – aggiunge – che mia madre mi diceva spesso che Pasquale non era giusto per me, lei se lo sentiva, però non voleva imporsi sui miei sentimenti, io ne ero innamorata, lui era un tipo fascinoso, intelligente, intraprendente… Poi scoprimmo che non solo aveva debiti con la mia famiglia, ma con molta altra gente».

Per la giovanissima Erminia, all’epoca già impegnata come indossatrice, inizia un percorso diverso che la porta a Milano e a conoscere l’uomo con cui ha condiviso cinquant’anni di vita e tre figli: Nino Manfredi. «All’epoca ero nella maison di Roberto Capucci, una grande fortuna per me, perché frequentavo assiduamente anche la sua sartoria, dove ho imparato un’infinità di cose importanti. La direttrice era Rosy Bonagura, moglie di Gianni che lavorava con Nino in teatro, tutto un giro di conoscenze, insomma… Rosy, sapendo il fattaccio che mi era accaduto con il precedente fidanzato, si era letteralmente fissata a trovarmi un marito e si era messa in testa che Nino ed io eravamo fatti l’uno per l’altra. Si inventò un tranello: disse a lui che io volevo conoscerlo, e disse a me il contrario». L’incontro avviene in uno storico ristorante milanese, Don Lisander, a due passi dal Teatro alla Scala. Tutti e quattro a tavola. Un colpo di fulmine? «Direi proprio di no, ci studiavamo reciprocamente. Poi cominciamo a frequentarci a Roma, dove vivevamo entrambi. E una sera lui mi abbraccia dicendomi sposiamoci subito. Io gli rispondo: aspetta». Era scottata dalla precedente esperienza e voleva vederci chiaro? «Forse sì, non mi sentivo preparata, probabilmente temevo di compiere un altro sbaglio… ».

Erminia non ci pensa troppo, accetta la nuova proposta, e stavolta all’altare ci arriva davvero. «Ci sposammo il 14 luglio 1955 nella chiesetta di San Giovanni a Porta Latina. Una cerimonia semplice, ma avevo l’abito appositamente disegnato per me da Capucci, con un sacerdote molto divertente che oltretutto era inglese, quindi storpiava l’italiano, sbagliava tutti i nomi: a Nino lo chiamò Saturnaino, ovvero Saturnino, e tutti giù a ridere, tanto che uno dei nostri ospiti, il grande e simpatico regista teatrale Remigio Paone, commentò a voce alta “non vi preoccupate per la dizione, poi lo facciamo doppiare!”». Una grande festa con i parenti stretti e gli amici più cari, e stavolta la mamma di Erminia fu d’accordo con la scelta della figlia: «Assolutamente sì, tuttavia – aggiunge – essendo siciliana aveva tutti i suoi riti da rispettare e, dopo la cerimonia, quando andammo nel nostro appartamentino comprato a rate, ci fece trovare fuori dalla porta un bel filone di pane e una scopa: il primo era augurale di prosperità, la seconda serviva a scacciare la mala sorte».

Un amore che va oltre i tradimenti. Si potrebbe definire così il legame che c’è stato e c’è tuttora fra Erminia Manfredi ed il marito Nino. Le scappatelle sono state numerose nella loro vita di coppia, tutte a conoscenza della consorte, che a quanto pare non gli ha mai riservato rancore per questo. Anzi, come spiega a Il Corriere della Sera, “quando scoprivo il misfatto mi dicevo: vediamo che si inventa stavolta”. Del resto Erminia aveva già deciso in occasione della gravidanza della sua primogenita Roberta che avrebbe abbandonato la sua carriera di indossatrice per rivestire i panni di madre e moglie. E persino di compagna e complice se si pensa ad “un incidente di percorso” avvenuto nella vita dei due, ovvero la nascita di una figlia al di fuori del matrimonio, avuta grazie ad una notte di avventura a Sofia, dove l’attore si era fermato per lavoro. “E’ toccato a me l’ingrato compito di andare in Bulgaria ad affrontare la situazione”, sottolinea, “in seguito la ragazza ha reclamato la sua parte di eredità”.

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