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Novembre 26, 2022, sabato

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”Finché mela non ci separi”, al Teatro Lo Spazio dal 10 novembre

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Va in scena al Teatro Lo Spazio dal 10 al 13 novembre, Finché mela non ci separi; spettacolo di Lara Balbo e Matteo Milani.Lo spettacolo  si rifà ad uno dei testi moderni più belli mai scritti, dove viene posta l’attenzione sull’unico vero motore che unisce gli esseri umani; l’amore.

Finché Mela non ci separi, in scena dal 10 al 13 novembre

''Finché mela non ci separi'', al Teatro Lo Spazio dal 10 novembre
Ufficio Stampa
Maresa Palmacci

Adamo ed Eva, chi erano, come si guardavano, erano così tanto diversi da un uomo e una donna dei giorni d’oggi?

Un uomo, Adamo. Una donna, Eva. Quindi una coppia. E poi, l’ amico della coppia, migliore amico di lui e di lei, testimone di nozze, confidente, padrino di battesimo dei figli, guida spirituale, compagno di bevute, terapista di coppia all’evenienza, postino, tecnico della caldaia, consulente immobiliare, insomma l’Alfa e l’Omega. Una piccola piramide sociale che ha come base Lui e Lei in un continuo tendere verso il vertice, alla ricerca di approvazione, confidenza, consolazione, sfogo, pace.

In un’epoca in cui l’amore eterno sembra passato di moda sia come mito romantico, sogno degli adolescenti, che come semplice motore per la convivenza umana, è necessario rinnovarne la speranza.

Il frutto proibito ossia la caduta dell’Eden, la crisi in cui ogni relazione può ritrovarsi, l’errore quindi, sarà per loro stimolo per giungere ad una vera e profonda conoscenza reciproca.

Il segreto è la tolleranza che, nell’accettazione delle reciproche fastidiose diversità, consente di raggiungere il traguardo faticoso di una vita in comune. L’amore è una piacevole conquista, non un idillio.

“L’idea della messa in scena nasce da due esigenze: da una parte la necessità di raccontare la bellezza e complessità del rapporto tra gli esseri umani, in questo caso tra uomo e donna, dall’altra quella di portare lo spettatore all’interno di una dimensione metaforica dove l’uomo e la donna diventano due stereotipi che spingono sull’acceleratore delle proprie nevrosi e peculiarità”_ annotano Lara Balbo e Matteo Milani. “Come detto siamo in una dimensione metaforica, tutto prende vita all’eccesso tanto da essere rappresentato nella sua vera essenza. La battaglia è vera battaglia, l’amore è l’amore dei film romantici in bianco e nero, la complicità assume le sembianze dell’amico immaginario con cui parlavi da bambino. Perché Adamo ed Eva? Perché sono temporalmente distanti da noi, perché si fanno carico, con leggerezza, del giudizio che abbiamo alimentato in secoli di evoluzione verso l’altro, perché rappresentano l’ironia della vita che ci “costringe” a convivere in uno spazio “finito”, la Terra, e ci esorta a combinare qualcosa di bello tra noi.”

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