Frosinone, professore molesta dodici studentesse e viene sospeso per un anno

Un professore di Frosinone, insegnante delle scuole medie, è stato accusato di molestie e palpeggiamenti da dodici studentesse, sue alunne. Sono in corso le indagini per verificare i fatti e l’eventuale sanzione.

Professore di Frosinone indagato per molestie: la denuncia

Dodici alunne di una scuola media di Sorano, in Ciociaria, hanno denunciato per molestie in classe. Le indagini sono arrivate in seguito all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Inoltre, il giudice delle indagini preliminari di Cassino ha disposto l’allontanamento per un anno dall’insegnamento. Le ragazze hanno portato alla formalizzazione di una denuncia. E affermano il professore le palpeggiava durante le interrogazioni o quando loro si trovavano vicino a lui. A qualcuna sarebbe anche stato sfiorato il seno, secondo le testimonianze alla Polizia. Il Messaggero racconta che gli investigatori hanno ascoltato le alunne con il supporto di psicologi.

Le indagini, trattandosi di episodi con al centro un gruppo di minorenni, sono state condotte con la massima discrezione e riservatezza. Oltre alle alunne coinvolte sono state chiamate a testimoniare anche altre compagne, che frequentano la stessa scuola e conoscono l’insegnante di francese. Per lui anche la perquisizione dell’abitazione, a cui è stato sequestrato il telefono cellulare. È noto che fino a quando non verranno chiariti i fatti, non potrà insegnare.

Nell’ambiente scolastico i fatti erano già noti. «Ricordo che qualche tempo fa mia nipote è stata ascoltata a scuola dalla Polizia, in presenza di psicologici. Poi non si è saputo più nulla», racconta lo zio di una studentessa al Messaggero. «A scuola se ne parla da un pezzo, le voci circolano anche perché non si tratta di un istituto molto grande», spiega un docente. «Allo stesso tempo non si può dire di più, dal momento che per ora si tratta di un’indagine e come tale deve fare il suo corso per permettere le verifiche del caso. Vedremo», conclude.

Marianna Soru

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