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Dicembre 9, 2022, venerdì

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Influencer e cibo: la lobby del “FoodPorn” a Roma

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Uno dei contenuti che “dilaga” maggiormente sui social è senza dubbio il cibo. Infatti, nelle stories o nei post pubblicati dagli influencer sui loro profili, capita spessissimo di vedere foto e video di piatti dall’aspetto succulento, corredati del tag “#FoodPorn”.

Questa del FoodPorn potrebbe essere definita come una vera e propria “pornografia delle calorie”, che attira un numero altissimo di utenti e fa guadagnare ai content creators centinaia e centinaia di reazioni e likes. L’incasso, però, non si limita alle interazioni con gli utenti, ma spesso cela un giro di soldi da migliaia di euro, che sta ora uscendo allo scoperto.

Influencer e “FoodPorn”: un vero e proprio racket

pigneto instagram

In seguito ad una denuncia dello youtuber “Franchino Er Criminale”, il fenomeno dei ristoranti che pagano gli influencer per ottenere vere e proprie inserzioni sui loro profili è diventato di dominio pubblico.
Le inserzioni in questione verrebbero fatte passare per recensioni reali effettuate dai fruitori. La realtà dei fatti, invece, sarebbe che si tratta di contenuti appositamente creati dietro pagamento. Un’inserzione, che prevede una serie di stories su Instagram o anche dei mini-video, può arrivare a costare anche 70 euro. Per collaborazioni che durino nel tempo, invece, il costo può arrivare addirittura a 1400 euro mensili. Questo è stato riportato da Repubblica.

Ovviamente, il piano tariffario cambierebbe a seconda della notorietà dell’influencer in questione. Per coloro che presentano un più esiguo numero di seguaci, come riportato da Repubblica, l’iter prevede che sia proprio l’influencer a contattare le attività di ristorazione, presentando la proposta di poter mangiare gratuitamente in quel locale, in cambio di un contenuto sui propri profili social. Per gli influencer con più di 100 mila seguaci, l’iter, secondo Repubblica, vedrebbe invece che persone terze vadano fisicamente in giro per trovare contatti e fare la proposta. Queste persone, spesso ragazzi giovani, otterrebbero, infine, solo una percentuale per il lavoro effettuato.

Giulia Guglielmetti
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