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Novembre 28, 2022, lunedì

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La morte di Willy, i fratelli Bianchi accusati ora di omicidio volontario

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Il Gip parla di una ”violenza sproporzionata alla volontà di arrecargli delle semplici lesioni”. L’accusa riguarda i fratelli Bianchi e altre due persone coinvolte. I fratelli Marco e Gabriele, sono accusati di aver pestato a morte il 21enne Willy Monteiro Duaarte, lo scorso 5 settembre fuori da un locale a Colleferro. La Procura di Velletri, che prima aveva contestato ai due il reato di omicidio preterintenzionale, li accusa ora di omicidio volontario. Inoltre, sembrerebbero coinvolte altre due persone: Mario Pincarelli Francesco Belleggia.

A settembre, durante l’interrogatorio, i due fratelli avevano respinto le accuse, negando di aver anche solo toccato Willy. La loro intenzione, hanno sostenuto i due, non era certo quella di di ucciderlo ma di intervenire per dividere. Eppure, la posizione dei due fratelli Bianchi e dei loro amici si è decisamente aggravata anche per la scoperta di un giro di spaccio che i due fratelli gestivano. La nuova accusa mossa ai fratelli Bianchi, a Pincarelli e Belleggia è contestata in una nuova ordinanza di custodia cautelare notificata dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Colleferro.

La morte di Willy: colpito in più parti vitali

Il Gip di Velletri, Giuseppe Boccarato, scrive nell’ordinanza di una “violenza del tutto sproporzionata alla volontà di arrecargli delle semplici lesioni“, spiegando come in realtà, i quattro indagati, fossero più che consapevoli di quanto stessero facendo.

Nell’ordinanza, si legge inoltre: “Tutti gli elementi confortano senza possibilità di dubbio la qualificazione del fatto in quanto, per la modalità dell’azione, realizzata da più persone coordinate, per la localizzazione e violenza dei colpi, inferti in più parti vitali per le condizioni in cui versava la vittima, colpita alla sprovvista nella prima fase e poi addirittura quando si trovava inerme in terra nella seconda, e per l’esperienza nelle tecniche di combattimento dei fratelli Bianchi e del Belleggia, va senza dubbio esclusa la condizione minima per contestare l’omicidio preterintenzionale, ovvero la divergenza assoluta tra il risultato voluto e quello effettivamente realizzato”.

La morte di Willy: le testimonianze inchiodano i fratelli Bianchi

Il Gip ha ascoltato le testimonianze di coloro che erano nei pressi del locale e le dichiarazioni che hanno rilasciato hanno confermato le accuse di omicidio volontario: “Gli informatori sentiti nel corso delle indagini confermavano che Willy veniva aggredito nonostante fosse del tutto estraneo alla discussione in corso tra Belleggia e gli amici di Zurma, sicché i quattro indagati nel colpirlo e infierendo con crudeltà su un ragazzo inerme, erano animati semplicemente – sottolinea il gip – dalla volontà di dimostrare la forza del proprio gruppo”.


Nella prima ordinanza che aveva portato all’arresto del gruppo, Emanuele, uno dei testimoni che conosceva Willy, aveva raccontato nei dettagli quel difficile momento: “Uno aveva la camicia bianca e il tatuaggio di una lacrima sotto l’occhio, e altri tatuaggi (riconducibile a Mario Pincarelli da rilievo fotografico ndr), l’altro aveva l’avambraccio ingessato (riconducibile a Francesco Belleggia ndr). Ricordo anche altri tre ragazzi, uno con una polo verde con capelli corti (riconducibile a Marco Bianchi da rilievo fotografico ndr), l’altro con un vistoso tatuaggio sul collo. Il terzo non lo ricordo. Tutti sferravano colpi violenti contro me e Willy. – quindi la parte più cruda – Ho un vivido ricordo di un paio di loro, non ricordo bene chi, che addirittura saltavano sul corpo di Willy steso e già in lacrime”.

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