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Dicembre 8, 2022, giovedì

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Sapienza: un nuovo studio sulle origini del buco nero supermassiccio

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Il Dipartimento di Fisica della Sapienza ha effettuato uno studio sulle origini e la formazione del buco nero al centro della nostra Galassia. Secondo lo studio, il buco nero super massiccio viene identificato come il residuo di un insieme di buchi neri più leggeri che, orbitando, hanno perso energia fino a fondersi. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Sapienza: gli studi sul buco nero supermassiccio

C’è un punto della nostra Galassia che prende il nome di Sagittarius A* (Sgr A*) ed è un’intensa sorgente di onde radio molto compatta proprio al centro della Via Lattea e, più precisamente, nella costellazione del Sagittario. Nel punto Sagittarius A* (Sgr A*) si trova inoltre un oggetto estremamente compatto e 4 milioni di volte più massiccio del Sole, il quale viene descritto come un componente caratteristico dei centri di molte galassie ellittiche e spirali

La dimostrazione dell’esistenza di questo oggetto, molto probabilmente assimilabile a un buco nero supermassiccio, la dobbiamo ai due scienziati R. Genzel e A. Ghez, vincitori del premio Nobel 2020 per la fisica, i quali hanno effettuato precise misurazioni dei movimenti delle stelle nella regione centrale della Galassia.

L’esistenza di buchi neri sembra essere ormai assodata ma, mentre l’origine dei cosiddetti buchi neri stellari ha una spiegazione fisica ormai definita (sono infatti il residuo di stelle massicce ormai spente) quella dei buchi neri supermassicci rimane ancora incerta.

Lo studio del Dipartimento di Fisica della Sapienza

Il Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma in collaborazione con la École Normale Supérieure di Parigi, ha portato avanti un nuovo studio, coordinato da Roberto Capuzzo Dolcetta. Questo lavoro dimostra come la formazione del buco nero supermassiccio al centro della nostra Galassia possa derivare dalla rapidissima aggregazione, che avviene tramite collisioni successive, di un insieme di buchi neri più leggeri.
Questi vengono trasportati al centro della Galassia dagli ammassi stellari che li ospitavano, e che hanno orbitato perdendo progressivamente energia, fino a fondersi.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e ottenuti grazie a delle simulazioni numeriche di altissima precisione, condotte anche su computers del Centro di Ricerca Amaldi della Sapienza

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Valentina Cuffaro

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