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Dicembre 9, 2022, venerdì

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L’arte del make-up nell’Antica Roma e i consigli di Ovidio nel Medicamina faciei femineae

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Il make-up nell’Antica Roma era un’arte abbastanza praticata dalle donne del tempo. Seppur, agli inizi, le donne che erano solite truccarsi in modo eccessivo non erano ben viste, negli anni quest’arte diventa una vera e propria consuetudine con tanto di consigli da seguire. Il manuale più noto di cosmesi in letteratura latina è il libellum dei Medicamina faciei femineae, un piccolo trattato in cui il poeta Ovidio analizza la bellezza femminile regalando consigli su come esaltarla.

Make-up nell’antica Roma, in principio fu l’ars fucatrix 

Make up antica roma -storicang.it

Prima del make-un vero proprio, nell’Antica Roma le donne usavano prendersi cura di sé stesse e della propria igiene personale solo attraverso l’utilizzo dell’acqua e di delicate fragranze. Truccarsi eccessivamente, e quindi appesantire i lineamenti del viso, era visto negativamente. La pratica di camuffare la vera natura del proprio volto era nota come ars fucatrix, ovvero, ”trucco ingannatore”. Quest’arte era considerata come mistificatrice, ingannevole e falsa e quindi, la cosmesi in questo caso, era spesso ridicolizzata. Nelle poesie di Marziale e Giovenale, infatti, attraverso l’utilizzo della satira si criticano le donne che abusano di trucco eccessivo, fino a quasi schernirle e deriderle.

L’utilizzo della cosmesi e del make-up nell’Antica Roma, negli anni, inizia ad avere una maggiore libertà fino a diventare una vera e propria consuetudine. Così le matrone più facoltose utilizzavano prodotti ad hoc per la loro bellezza; mentre, le donne dei ceti meno abbienti, usavano prendersi cura di sé stesse con ciò che reperivano dalla natura.

Cosmesi e segreti delle antiche donne romane: il fondotinta

La pelle, oggi come allora, era importantissima da curare. L’antenato dell’attuale fondotinta era il guano: un miscuglio di miele e cerussa che usavano per lo più le donne aristocratiche. La pratica era stendere il composto sul viso; quest’ultimo, avrebbe donato un colorito cereo e pallido, necessario alle donne patrizie per distinguersi dai ceti inferiori. Addirittura Marziale, negli Epigrammi, lo paragona all’ intonaco proprio per sottolineare la potenza che aveva nel coprire la vera natura del viso.

Un’ulteriore ricetta riportata da Ovidio nel Medicamina faciei femineae consiglia di adoperare sei libbre di lupini abbrustoliti, sei libbre di grani di fava cotti; aggiungere orzo, uova, lenticchie, bulbi di narciso, corna di cervo, farro e amalgamare il tutto con biacca, iris e schiuma di nitro rosso.Il blush era usato anche nel make-up delle donne nell‘Antica Roma. Per dare colorito alle gote, infatti, si applicava dell’ ematite o della terra di Selina, il cinabro e l’henné. Tuttavia, esistevano anche delle valide alternative economiche come il succo di mora o i fondi di vino. Le gote dovevano invece essere rosse accese in quanto sinonimo di buona salute; mentre, un’altra pratica molto di moda riguardante i trattamenti del volto era evidenziare con il blu le vene delle tempie.

Make-up nell’Antica Roma, truccare le labbra attraverso pigmenti

Per truccare le labbra si utilizzavano, per lo più, pigmenti di origine vegetale. Fra questi si annoverano il fucus e le more di gelso. Tuttavia si utilizzavano anche estrazioni di pigmenti di origine animale come, per esempio, i molluschi della porpora (Purpureus Murex) o il sangue di piccione. Un altro modo per tingere le labbra era l’utilizzo di estratti minerali come il minio, la sandracca e il cinabro seppur abbastanza tossici poiché la base di quest’ultimi era mercurio, arsenico e piombo.

Ombretti e sopracciglia

I prodotti di bellezza più utilizzati erano sicuramente quelli per mettere in risalto gli occhi. Gli occhi erano bordati per lo più di nero in modo tale da far risaltare lo sguardo; un moderno kajal o eye-liner, quindi, che sottolineava le palpebre come accadeva in numerose civiltà del passato. La rima superiore e inferiore si colorava attraverso la polvere di fuliggine o il nerofumo di datteri. A volte, però, si utilizzava anche il nero di seppia o il kohl egizio. I colori degli ombretti erano invece diversificati; si andava dal grigio fino alle tonalità più variopinte. Lo zafferano per il giallo, mentre la malachite e azzurrite per il verde, l’indaco e l’azzurro.

La moda del make-up riguardante le sopracciglia era molto simile a quella attuale. Il trucco, in questo caso, prevedeva di infoltire e scurire quest’ultime; spesso si arrotondavano e si tingevano tramite l’ausilio di un sottile bastoncino su cui si appoggiava del carbone o della mina di piombo. Fra l’altro, il colore nero si utilizzava anche per dei piccoli vezzi estetici come i nei che, nell’Antica Roma, erano molto di moda. Per questo motivo le donne dell’epoca romana erano solite disegnarli su tutto il viso.

Cura della pelle e la sua importanza

I canoni di bellezza per una donna dell’Antica Roma rimandavano a un incarnato candido e luminoso per cui, oltre il make-up, era fondamentale la cura della pelle. l’Ars Ornatrix prevedeva l’utilizzo creme e maschere di bellezza per la cura di viso e del corpo, allo scopo di illuminare l’epidermide e ridurre gli inestetismi.Insomma, come le moderne skin-care di oggi. Le creme per il viso erano a base di lanolina e amido, che aveva la funzione di rendere la pelle morbida.

Si rinvengono anche alcuni unguenti a cui, alla lanolina e all’amido, era aggiunto lo stagno il cui uso era dovuto al potente effetto sbiancante che aveva sulla pelle. Esisteva anche una sorta di antenato del primer per la base trucco. La base del make-up era fatta di aceto, miele e olio d’oliva o ancora si utilizzavano impacchi con radici secche di melone ed escrementi di storno o, anche, di coccodrillo. Alcuni elementi provenienti dal mondo naturale, tutt’ora in uso, erano la c’era d’api, l’olio di mandorle e l’acqua di rose. Ma, anche, l’aneto, i funghi e l’uovo insieme allo zafferano.

Era fondamentale, oltre il make-up, avere una pelle del viso priva di lentiggini, rughe e uniforme. A tal proposito si usava fare delle maschere da tenere su durante la notte. Contro le macchie delle palle gli impacchi più utilizzati erano quelli a base di finocchio, mirra profumata, petali di rosa, incenso e succo d’orzo. Per combattere le rughe, invece, era molto gettonato il latte d’asina, gli impacchi di riso e la farina di fave. Mentre fra i rimedi contro l’acne si adoperavano maschere di frumento, lupino e orzo.

I consigli di Ovidio nel Medicamina faciei femineae

 Ovidio considera necessaria la cosmesi in quanto strumento essenziale per le donne; per prima cosa, come obbligo verso sé stesse per amore, cura, e per star bene con il proprio corpo e solo dopo per ammaliare eventuali amanti. Ovidio, prima del make-up, parla proprio dell’Ars Ornatrix cioè dell’utilizzo di misture, creme e maschere di bellezza per la cura di viso e del corpo. Non solo l’importanza di imbellettarsi, quindi: la cosmesi è una filosofia che prescinde dal trucco come strumento ornamentale; è una vera e propria cura terapeutica per lo spirito i cui effetti positivi della pelle nascono da un curarsi interiore, non solo per mascherare difetti e inestetismi ma per sentirsi in armonia con il proprio corpo e con la propria mente.

Stella Grillo

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