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Novembre 27, 2022, domenica

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Lazio a rischio zona arancione: è allerta Covid

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Il Primo gennaio non ha solo portato il nuovo anno, ma anche un aumento dei contagi nella Regione guidata da Nicola Zingaretti che potrebbe portare il Lazio nella zona arancione. Gli ultimi dati infatti evidenziano un incremento dei positivi a fronte di un minor numero di tamponi eseguiti: 1.913 nuovi casi, 800 dei quali nella Capitale, su oltre 14mila tamponi processati (1.821 in meno). Un aumento probabilmente dovuto alle folli spese pre-natalizie.

A preoccupare, per il matematico Giovanni Sebastiani, ricercatore all’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “M. Picone” del Cnr, intervistato da Il Messaggero, è il numero degli ingressi giornalieri in terapia intensiva che potrebbero triplicare entro la fine del mese. Con il risultato di avere due terzi dei posti disponibili di terapia intensiva occupati e un raddoppio dei decessi.

“In questi ultimi mesi – ha detto Sebastiani a Il Messaggero – la situazione non è granché migliorata e se si seguiranno i flussi registrati finora, è solo destinata a peggiorare. A meno che non abbiano funzionato le restrizioni decise per Natale”. Dunque, se il corso non dovesse subire una bella sferzata entro una settimana, il Lazio rischia di entrare nella zona arancione, con le sue restrizioni.

Lazio a rischio zona arancione: le terapie intensive

Secondo i calcoli del matematico Sebastiani, dalle colonne de Il Messaggero emerge come le terapie intensive sono destinate a toccare quota 20 – dalle 15 occupate di oggi – entro i primi dieci giorni del 2021 e arrivare a 45 entro fine gennaio. “Passeremo dai 48 ricoveri al giorno ogni 100mila abitanti di fine 2020 a i 58 che registreremo dopo la prima settimana di gennaio. Per arrivare a quota 95 alla fine del mese”, ha spiegato il ricercatore del Cnr aggiungendo che «da metà novembre la media delle vittime è intorno ai 45 casi al giorno. Già tra una decina di giorni potremo salire a 58, per poi chiudere il mese a 100″.

Al momento nel Lazio ci sono 315 terapie intensive occupate, ma di questo passo, sempre secondo i calcoli del professore su Il Messaggero, la Regione potrebbe vedere occupati due terzi dei posti disponibili, con solo 300 posti liberi per i malati che non hanno contratto il Covid. Tra il numero dei morti in aumento e l’ingolfamento delle terapie intensive, il governatore Zingaretti e l’assessore alla Sanità D’Amato potrebbero avere un bel grattacapo.

“Negli ultimi mesi – ha concluso Sebastiani – la ‘pendenza’ ha tassi e velocità di crescita maggiori rispetto a quelli che si sono avuti nella seconda ondata. Il Lazio, anche per l’alto numero di abitanti, è tra quelle Regioni che più incidono a livello nazionale sul totale dei positivi. Di fronte a questi dati, bisognerebbe essere molto cauti sulla riapertura delle scuole”, visto che il 25 per cento di chi oggi fa per la prima volta il tampone risulta positivo, potrebbe diventare un 39 per cento a fine mese. Speriamo che il via alle vaccinazioni negli ospedali possa dare una mano.

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