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Febbraio 25, 2024, domenica

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L’ex allenatore Lazio Sven-Goran Eriksson: “Ho lo stesso tumore di Vialli, mi resta un anno di vita”

Sven-Goran Eriksson, l’ex allenatore Lazio, ha detto a Hoara Borselli dia vere un cancro allo stadio terminale. Dai medici sa di avere circa un anno di vita. E ha raccontato così come si sente riguardo la malattia.

L’ex allenatore Lazio Eriksson e la malattia

«Devo continuare a vivere finché posso». L’allenatore ha detto questo riguardo il suo stato d’animo. E sui programmi futuri ha detto di voler «svegliarmi tutte le mattine per tanto tempo. E stare bene». Inoltre, ringrazia tutti quelli che si sono stretti attorno a lui dopo l’annuncio della malattia: «Do appuntamento a tutti in un grande campo di calcio, prima o poi». E non si dimentica anche di chi sta vivendo la sua stessa malattia: «Forza! Non perdete la fiducia, continuate a lottare cercando di vivere il più a lungo possibile».

Eriksson dice che attualmente sta vivendo in condizioni «abbastanza normali. Se mi chiede come sto rispondo: “Sto bene”. Voglio vivere cercando di non pensare troppo alla malattia». Il mister in Italia ha allenato Roma, Fiorentina, Sampdoria e Lazio. Ed è stato commissario tecnico dell’Inghilterra. Proseguendo, dice di non aver chiesto ai medici quanto tempo specifico gli resta da vivere: «Non mi hanno detto un mese o sei mesi o un anno. L’unica cosa certa è che ho un cancro che non si può operare. Quello che possiamo fare è cercare di rallentare la sua evoluzione con le medicine ed evitare che cresca velocemente». Dice che, una volta scoperta la malattia, aveva due possibilità: «Stare chiuso in casa a piangere o continuare a vivere». E ha scelto la seconda. Dice di aver già parlato con i suoi figli: continuerà a combattere fino alla fine.

Il suo sogno invece sarebbe stato allenare il Liverpool, di cui era tifoso sin da piccolo. E lascia un pronostico sul campionato italiano: «Lo vincerà l’Inter». Per vincere, spiega poi, non servono solo gli attaccanti ma anche i difensori: «Se non difendi bene ti fregano e se non attacchi bene non fai gol. E ovviamente serve un bravo portiere». Il suo primo programma per il futuro è «continuare a viaggiare per il calcio e vedere più partite possibile». Dice di fidarsi della scienza, ma di non avere speranze di guarigione. Infine, il suo ultimo augurio: «Mi auguro che le persone soffrano il meno possibile».

Marianna Soru

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