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Dicembre 2, 2022, venerdì

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Linea Roma-Viterbo al limite: formazioni, stress e stipendi alle stelle

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Linea Roma-Viterbo al limite: sempre meno macchinisti sulla tratta, il risultato? Linea sempre più in sofferenza, agonizzante. Dal 9 ottobre è soggetta a continue soppressioni di treni a causa dei macchinisti in “formazione USTIF“. La loro assenza riduce ancor di più il personale ferroviario. A farne le spese gli utenti. “Paghiamo per stare ammassati sui treni e in stazione, con il virus a fianco” sbotta il Comitato pendolari Ferrovia Roma Nord.

Linea Roma-Viterbo al limite: perché i macchinisti sono sempre meno?

Linea Roma-Viterbo al limite: la carenza di macchinisti sulla Roma-Viterbo è la goccia che fa traboccare il vaso su una linea che se ora si trova in totale agonia. La tratta dal 9 ottobre è interessata infatti da continue soppressioni di treni a causa dei macchinisti in “formazione USTIF”, la cui assenza riduce ancor di più il personale ferroviario. A farne le spese sono gli utenti, che lamentano centinaia di treni soppressi al giorno, causa personale sottorganico e coinvolto nei corsi di aggiornamento. “Paghiamo quasi 90 milioni di euro l’anno per questo servizio, oltre a biglietti, abbonamenti e pubblicità per stare ammassati sui treni e in stazione, con il virus a fianco” afferma il Comitato pendolari Ferrovia Roma Nord. Alla base dei ritardi, dei rallentamenti e degli assembramenti che patiscono gli utenti della Roma-Viterbo non c’è solo l’abilitazione alla guida. Il personale è stressato dagli straordinari, c’è mancanza di organizzazione sui turni e ritardi nell’adeguamento alle normative europee, che rischiano infatti di far drammaticamente implodere la linea Nord.

Linea Roma-Viterbo al limite: macchinisti sotto stress e in formazione

Linea Roma-Viterbo al limite: perché i macchinisti sono in formazione continua? Tutte le abilitazioni di guida dei macchinisti della Roma-Viterbo sono dell’USTIF, non conformi alle normative europee. Nel 2019 il Ministero dei Trasporti ha imposto che la sezione che riguardava la sicurezza delle ferrovie concesse non fosse più sotto il controllo dell’USTIF, ma di ANSF, ovvero l’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria, oggi ANSFISA. Dal 1 luglio 2019 dunque tutte le abilitazioni dei macchinisti non risultano in regola, costringendo l’ANSFISA a intervenire con un aut aut: tutti i macchinisti, capo stazioni e operai ferroviari devono sostenere dei corsi e conseguire delle abilitazioni di guida entro e non oltre il 31 dicembre 2021. Obbligatorietà che sottrae però così personale dai treni, circa 7 macchinisti alla volta su 45 totali, in una situazione aziendale già sottorganico causa pensionamenti del 2019. Alla base dei disservizi della Roma-Viterbo però, non ci sono solo i corsi di formazione, ma anche gli straordinari totalizzati dai macchinisti, liberi di selezionare le turnazioni a macchie di leopardo rispetto alle reali esigenze della linea, frammentando così la disponibilità del personale in servizio e contribuendo alla soppressione quotidiana delle corse. Secondo la normativa D.Lgs.n 66/2003 il totale degli straordinari dei macchinisti dovrebbe ammontare a 250 ore all’anno. A causa del personale sottorganico, in questi mesi i macchinisti della Roma-Viterbo hanno raggiunto invece picchi oscillanti tra le 500 e le 1.000 ore. Questo li costringe a mettersi in servizio sotto stress, carichi di lavoro e col rischio di incidenti alla guida. C’è poi il problema di una mancata supervisione aziendale. I macchinisti infatti non posseggono cartellino da timbrare, e per quanto i loro turni siano decisi dall’azienda, sono sottoposti a controlli sull’orario di attacco in servizio, ma non su quello in uscita, con svariati casi di assenteismo e doppia retribuzione, tra servizi e straordinari. Modalità di lavoro che arrivano a ritrovarsi di fronte a stipendi che raggiungono i 2.600, ed anche i 3.000 euro al mese.

Linea Roma-Viterbo al limite: l’azienda trasporti come sta reagendo per far fronte alla situazione?

Linea Roma-Viterbo al limite: il cambio di direzione da maggio 2021 ha portato alla riorganizzazione del servizio, per non appesantire ulteriormente i macchinisti e garantire comunque le corse ai pendolari. Il risultato è stata la soppressione di 36 treni tra linea urbana ed extraurbana, cercando di non eliminarli negli orari di punta, quelli di cui più hanno bisogno studenti e lavoratori. Atac è quindi intervenuta a inizio autunno con un fonogramma epistolare per stabilire che i treni soppressi fossero sempre gli stessi, sempre negli stessi orari, senza stravolgere il più possibile la mobilità. Una decisione che ha prodotto però una rivolta dei macchinisti: senza libertà di scelta sugli straordinari, hanno smesso di rendersi reperibili da settembre, riducendo ancor più il servizio già oggi all’osso. “Non riusciamo a capire il perché sulla Roma-Viterbo ci siano 13 capotreni abilitati a macchinisti che non vengano utilizzati, mentre 7 macchinisti sono in attesa di essere trasferiti da altre linee: potrebbero eliminare il problema delle soppressioni” lamentano i sindacati CGIL, CISL E UGL, attraverso svariate comunicazioni ad Atac alla Regione Lazio.

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