Luigi Tenco è nato a Cassine (Alessandria) il 21 marzo 1938, sotto il segno zodiacale dell’Ariete. Sua madre, Teresa Zoccola, si era appena separata dal marito Giuseppe Tenco e aveva avuto una brevissima relazione con il giovanissimo Ferdinando, figlio della famiglia torinese presso cui lavorava come cameriera.
Rimasta incinta, è tornata a casa dal marito, che però è morto prima della nascita di Luigi. Il bambino ha comunque preso il cognome dell’uomo, e ha scoperto la vera identità di suo padre solo molti anni dopo. Luigi, sua mamma e suo fratello Valentino hanno vissuto per tanto tempo a Genova, e alla fine del liceo il ragazzo ha scoperto di avere un’enorme passione per il pianoforte.
Luigi Tenco ha avuto una breve relazione con Stefania Sandrelli. Quando quest’ultima ha iniziato a frequentare Gino Paoli, i due cantautori hanno rotto la loro amicizia. Nel 1966 ha conosciuto Dalida, con la quale ha intessuto una storia d’amore. Nello stesso tempo, come è emerso dopo la sua morte, Luigi ha avuto una relazione con una donna di nome Valeria.
Luigi Tenco e l’amore per la moglie Dalida
C’è stato un tempo in cui la coppia superlativa di cui tutti volevano sapere di più – senza riuscirci – era formata da Luigi Tenco e Dalida, il cantore italiano dei sentimenti crepuscolari e antiborghesi e la chanteuse d’amour mélancolique. Per alcuni si è trattato solo di una mossa pubblicitaria, una di quelle operazioni da cui ci si aspetta che la somma di uno più uno dia dieci. Ma più passa il tempo e più si accredita l’idea che qualcosa ci sia stato, e quel qualcosa ha provocato una reazione chimica di elementi troppo affini perché ne uscisse qualcosa di buono. Infatti, sono passati 55 anni ma il suicidio di Luigi Tenco, che mise fine a tutto, resta ancora il mistero più insondabile di Sanremo, una polaroid offuscata nell’album di immagini chiassose del Festival della canzone italiana che si cerca di commentare poco, perché la vita va avanti e le generazioni successive di artisti hanno diritto di viversi la kermesse senza nuvole nel cielo ligure.
Tenco non volle seguire Dalida e lo staff della RCA a cena e alle 2,20 del mattino Dalida, rientrata dal ristorante entrò camera di Tenco e lo trovò morto. Lanciò un urlo. Accorse Lucio Dalla che si trovava nella camera vicina. Accanto al corpo senza vita di Luigi Tenco una pistola e un biglietto: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e a una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi” La fine di una storia e l’inizio dei tormenti di Dalida, che tentò a sua volta il suicidio e poi si uccise davvero, diversi anni dopo, nel 1987.
Nel 1967, Dalida porta al Festival di Sanremo “Ciao amore, ciao”, scritta da Tenco. Eliminata nella prima serata, è proprio quel brano alla radice della prima tragedia: malinconico e tormentato, per Tenco quell’esclusione è un colpo durissimo. Così, lascia il Casinò di Sanremo e torna in albergo: qui si toglie la vita, e a trovare il suo corpo sarà proprio Dalida. Tuttavia, attorno a quel suicidio aleggia da sempre il mistero: le versioni discordante rese dagli amici e dalla famiglia, i dubbi, il silenzio di Dalida che non vorrà mai parlare di quel gesto.
Tornata a Parigi, la cantante prova ad uccidersi a sua volta. Senza riuscirci. Ci riuscirà nel 1987, quando porrà fine alla sua esistenza con un’eccessiva dose di barbiturici: “Perdonatemi, la vita mi è insopportabile”, lascerà scritto su di un bigliettino. A dire così addio ad una vita segnata dalla depressione e dalla sofferenza, dalla morte del fidanzato, dal suicidio dell’ex marito, dall’aborto clandestino e la conseguente impossibilità di avere figli.