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Ottobre 1, 2022, sabato

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Mafia: a Roma contaminato il tessuto economico legale

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In relazione al problema della mafia, ciò è quanto si delinea dal rapporto semestrale della direzione distrettuale antimafia presentato in Parlamento.

Non solo la mafia tradizionale, a Roma ci sono i gruppi autoctoni

Ci sono le mafie tradizionali e poi ci sono gruppi romani autoctoni. Ciò che li accomuna, è la ricerca di proficue relazioni affaristico-imprenditoriali che mirano a contaminare il tessuto economico legale con usura e riciclaggio del denaro. Non si parla di violenza e i mafiosi a cui ci si riferisce sono colletti bianchi ed imprenditori. L’infiltrazione negli affari legali è stata potenziata dalla crisi dovuta al Coronavirus. In particolare, ha trovato terreno fertile nel reinvestimento dei proventi illeciti a fini di riciclaggio, evasione ed elusione fiscale. Le realtà criminali dal 2020 sono riuscite ad inserirsi nel circuito dell’economia legale di Roma. Hanno utilizzato le attività come “lavatrice” per ripulire il denaro sporco. Questo emerge dal rapporto semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia) relativo al semestre gennaio-giugno 2021 presentato in Parlamento, riportato da RomaToday.

La mafia mira alla ricerca di proficue relazioni affaristico-imprenditoriali

Nel rapporto, nel Lazio, ed in particolar modo nella Capitale, si legge che “i sodalizi mafiosi grazie anche agli stretti rapporti di collaborazione con professionisti e imprenditori compiacenti probabilmente paiono affinare sempre più le proprie capacità di reinvestimento dei proventi illeciti a fini di riciclaggio, evasione ed elusione fiscale“. Quindi nel territorio regionale sono presenti le matrici criminali autoctone con quelle tradizionali di ‘ndrangheta, camorra, mafia siciliana e criminalità pugliese. Alla violenza, prediligono la ricerca di proficue relazioni affaristico-imprenditoriali tese alla contaminazione del tessuto economico legale. Tuttavia, non disdegnano gli affari con le consorterie mafiose autoctone ben più abituate a condotte sorprendenti.

Le parole di Mario Della Cioppa sull’infiltrazione della mafia nel tessuto economico legale

Il questore di Roma, Mario Della Cioppa sulla mafia afferma, come riporta RomaToday: “la situazione complessiva di notevole disagio dell’imprenditoria e degli esercenti le attività commerciali, ha indotto le organizzazioni criminali a penetrare tali settori sfruttando l’oppressione debitoria” e “ad implementare il circuito del riciclaggio di denaro illecitamente acquisito ovvero ad alimentare quello dell’usura, consolidandoli soprattutto nel periodo pandemico”.

L’arma della confisca dei beni della mafia

Le azioni di contrasto della questura e delle altre forze di polizia, in raccordo con la procura distrettuale, rilanciano “le indagini patrimoniali funzionali all’applicazione delle misure di prevenzione del sequestro e la successiva confisca dei beni illecitamente acquisiti, proprio per stroncare il tentativo della criminalità di incunearsi nei meandri di economie in crisi, ulteriormente espandendo la propria illecita ricchezza in tutte le sue forme”.

La normativa antimafia

Per quanto riguarda la normativa antimafia, si osserva che è essenziale per la riuscita positiva della missione istituzionale, l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla normativa antimafia. Il fine è di “prevenire e contrastare ogni forma di acquisizione illegale di patrimoni che consegue ad una infiltrazione sottotraccia di tali organizzazioni criminali nel mondo economico che ne verrebbe inquinato e corrotto, violentando i circuiti virtuosi, e ciò non può e non deve essere permesso”.

In relazione alla questione della mafia nelle zone urbanizzate, nella relazione semestrale della Dia, si legge che “la presenza della criminalità organizzata nella regione Lazio appare non omogenea ma piuttosto in linea con le caratteristiche di un territorio altamente differenziato sotto il profilo della densità abitativa e della distribuzione della ricchezza. Le mafie risulterebbero quindi più pervasive nelle aree maggiormente urbanizzate e caratterizzate dalla presenza di più significativi scambi economici e commerciali”.

La mafia e la vicinanza del Lazio con la Campania

Ovviamente la contiguità territoriale con la Campania agevola la proiezione delinquenziale della Camorra sul tessuto socioeconomico laziale. Il Lazio è la sede centrale del potere politico e amministrativo. Pertanto, gli interessi allettanti di natura economica sono nel mirino delle mafie. Di conseguenza c’è una sollecitazione dell’infiltrazione criminale. Ciò è collegato anche ad un delicato quadro complessivo con una situazione economica estremamente fragile.

Le carceri di Roma e Viterbo e il ciclo dei rifiuti e gli affari puliti

Importante è la presenza degli istituti di internamento di Roma Rebibbia e Viterbo che ospitano detenuti con regime differenziato. È anche per questo motivo che il territorio è sottoposto a gravi rischi di infiltrazione. Sono numerosi i provvedimenti interdittivi antimafia, che confermano l’elevato livello di radicamento nel tessuto imprenditoriale nel semestre. In particolare nei confronti di ditte operanti nella gestione di società cooperative agricole, del ciclo dei rifiuti, degli autotrasporti, delle costruzioni edili, della gestione di strutture alberghiere e di ristorazione ed altro.

Il processo Gramigna

I giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma hanno qualificato il clan dei Casamonica come un’associazione criminale di tipo mafioso (nel corso della redazione del documento a settembre 2021). Emesse per il processo “Gramigna” (luglio 2018) condanne per complessivi 400 anni di reclusione, nei confronti di 44 sodali. Si ricorda la cattura il 17 gennaio 2021 di 19 soggetti indagati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione aggravate dal metodo mafioso, riportato da RomaToday.

La banda della Marranella

Catturato un pericoloso latitante ed elemento di spicco della banda della Marranella il 1° marzo 2021 grazie ad una collaborazione tra i carabinieri, lo Scip e la Dcsan, come riportato da RomaToday. Si era rifugiato in Spagna dove gestiva importanti traffici di stupefacenti verso l’Italia. L’indagine avviata nel luglio 2018 ha consentito di documentare l’operatività di una articolata organizzazione criminale dedita al narcotraffico e allo smercio di carichi di cocaina, hashish e marijuana sull’asse Spagna-Italia. In relazione al traffico di sostanze stupefacenti nella regione, si sa che continua a costituire uno dei principali affari illeciti. È perpetrato dai sodalizi anche in ragione della sua centralità territoriale e degli importanti collegamenti aerei e marittimi presenti.

L’indagine Manila e l’importazione della droga

Alcune operazioni di polizia hanno permesso di disarticolare organizzazioni dedite al narcotraffico e riconducibili alla ‘ndrangheta. Queste operavano per i profili di carattere internazionale anche in collegamento con sodalizi di matrice etnica. L’indagine “Manila” del 15 febbraio 2021 ha permesso di smantellare una compagine composta da soggetti romani e calabresi dediti all’importazione di ingenti quantitativi di droga dal Marocco tramite la Spagna. Il fine era rifornire le piazze di spaccio della Capitale.

Il gioco d’azzardo lecito e illecito

In relazione al gioco d’azzardo lecito e illecito, nel Lazio una certa operatività. Interessa in sinergia diverse matrici criminali. Lo dimostra il provvedimento di confisca eseguito dalla guardia di finanza e dai carabinieri tra i mesi di dicembre 2020 e gennaio 2021 nell’ambito del complesso contesto giudiziario dell’inchiesta “Babylonia” (2017-2018) della DDA di Roma. Ha disvelato la profonda infiltrazione criminale del settore del gaming e della ristorazione nella Capitale. Il provvedimento riguardava beni per un valore di circa 300 milioni di euro. Erano riconducibili a soggetti contigui alla camorra napoletana, alla criminalità organizzata barese e romana e a frange inquinate dell’imprenditoria della Capitale.

Sfruttamento della prostituzione ed immigrazione clandestina  

Le organizzazioni albanesi, cinesi, nigeriane, nordafricane, romene e sudamericane continuano ad operare nella regione, nel campo degli stupefacenti e dell’immigrazione clandestina rivolto alla gestione e allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. Dall’esame delle attività investigative si osserva che nel complesso panorama criminale della regione non c’è un ruolo di supremazia in capo ad alcuna delle organizzazioni insediate ed operanti sul territorio. Le singole organizzazioni insistenti nel Lazio sanno di poter agire sia in autonomia, sia all’occorrenza in joint venture con altri sodalizi.

L’uso della violenza

Alcuni sanguinosi episodi criminali evidenziano che la ricerca ed il mantenimento di questi equilibri non siano sempre fluidi. Spesso sono raggiunti violenza per rispondere all’esigenza di riempire gli spazi vuoti conseguenti alla sistematica azione di contrasto.

Ylenia Iris

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