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Dicembre 7, 2022, mercoledì

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Mercato nero dei ricambi per il mercato clandestino tra Guidonia e Formello

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E’ successo ieri all’alba un arresto di cinque persone, dopo ben quattro mesi di indagini, smontavano auto rubate e rivendevano pezzi di ricambio all’estero. Il gruppo era ben organizzato: difatti erano esperti e dotati di una efficiente rete logistica dislocata su una vasta area della periferia romana, tra Formello e Guidonia, i cinque uomini che stamane sono stati arrestati dalla Polizia Stradale per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di autovetture di provenienza furtiva e, per due di loro, anche per la vendita e la cessione di sostanza stupefacente (hashish).

Arresto di cinque persone tra Formello e Guidonia

Tutto è nato da un controllo degli agenti della squadra di Polizia Giudiziaria della polstrada di Roma in un capannone di Via Tiburtina, nel Comune di Guidonia, dove venivano sorpresi e arrestati due uomini intenti a smontare un’autovettura rubata. Nel capannone, erano presenti ben 31 veicoli di provenienza furtiva, gran parte già sezionati, e tutta l’attrezzatura necessaria per lo smontaggio e il confezionamento dei pezzi rubati.

Dopo il primo intervento, gli investigatori hanno iniziato a ricostruire la rete criminale che girava intorno al capannone e ai due uomini arrestati che apparivano svolgere un ruolo di manovalanza. Dall’attività investigativa è emersa, fin dai primi momenti, una terza persona che, ogni giorno, dal capannone di Guidonia, trasportava i “ricambi” di provenienza furtiva presso altri siti in uso all’organizzazione criminale. Tra questi, in località Formello, è stata scoperta una vera e propria “centrale” di stoccaggio e riciclaggio di veicoli rubati e di parti di essi.   

L’irruzione effettuata nel capannone di Formello, ha consentito di arrestare altre tre persone intente a smontare l’ennesima auto rubata.

Cosa è emerso dalle indagini

Dalle indagini è emerso che buona parte dei ricambi di provenienza illecita venivano spediti all’estero, attraverso container, in particolare verso Sudan e Marocco, dove l’organizzazione aveva numerosi contatti. Le attività tecniche hanno evidenziato, inoltre, che alcuni dei membri dell’organizzazione si dedicavano anche allo spaccio di sostanze stupefacenti (hashish).

Nella gestione degli affari illeciti, i membri dell’organizzazione criminale hanno adottato ogni cautela possibile per eludere i controlli. L’utilizzo della telefonia mobile veniva effettuato con estrema prudenza, evitavano di esporsi in prima persona nelle attività più rischiose (come il trasporto dei veicoli rubati) o, ancora, delocalizzavamo in siti diversificati lo stoccaggio dei mezzi.

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