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Dicembre 5, 2022, lunedì

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”Mozza”, al Teatro Fortezza Est dal 27 ottobre: la storia di una giovane donna e della suo bisogno di libertà

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Apre la stagione 2022-23 di Fortezza EstMozza”, monologo scritto, diretto ed interpretato da Claudia Gusmano,in scena dal 27 al 29 ottobre con un atto unico poetico e delicato che racconta la storia di una giovane donna e del suo bisogno di libertà.

Mozza, in scena al Fortezza Est dal 27 al 29 ottobre

Mozza Teatro Fortezza Est
Ufficio stampa Eleonora Turco

Dopo il successo da protagonista della serie Netflix “Guida astrologica per cuori infranti” e nel film “Primadonna”, lungometraggio di Marta Savina presentato questo ottobre al Festival Alice nella Città, l’attrice marsalese torna al Teatro con lo spettacolo vincitore dei premi “Miglior Drammaturgia”, “Miglior attrice” e “Fringersto fringers” al Roma Fringe Festival 2016.

Mozza è una donna appena affacciata alla vita, con il desiderio profondo di voler far suo quel mare che ha accompagnato tutta la sua infanzia e che ora è diventato la sua culla morbida, necessaria, comoda… a volte forse anche troppo.

Il mare, il vento di sopra e quello di sotto sono le sue radici, il tronco il suo peschereccio, i rami la sua voglia di vivere in solitudine lontano dalle voci soffocanti degli abitanti della terra che la reputano “troppo bianca e troppo sicca” per avere qualcosa che non vada. Il desiderio profondo di libertà, ereditato dal nonno capitano di un peschereccio, può essere realizzato solo in quel mare infinito che aveva vissuto con lui da bambina. E se grazie ad un dialogo a volte rabbioso, altre volte liberatorio con un gabbiano si perdesse?

Una metafora sulla solitudine

“Né troppo vicino né troppo lontano” bisogna stare dalle cose che ci fanno paura, ma per questo bisogna avere un timone che lei, appena salita a bordo, scopre di non avere. Mozza ha un duplice significato “marinaia” per desiderio e “mozzata” per sceltaE se in quel perdersi scoprisse che anche il mare è finito? E che dove finisce lui inizia la terra? La stessa che le provocava un tempo vomito, nausea e spossatezza adesso si palesa come la parte mancante per la sua “interezza”.

Claudia Gusmano ci racconta una storia che parla di acqua troppo salata da bere e di terra troppo pesante da sorreggere. Mozza è una metafora sulla solitudine che ci accarezza quando iniziamo a delineare i nostri confini e il gabbiano è una luce che ci ancora al mondo desiderandoci singoli ma in mezzo agli altri.

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