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Ottobre 1, 2022, sabato

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Officina Pasolini: in scena “La buona novella” di De André in siciliano

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L’Officina Pasolini porta in scena l’opera “La buona novella” di Fabrizio De André venerdì 8 ottobre alle ore 21 presso il Teatro Eduardo De Filippo. Parteciperanno Dori Ghezzi, Arnaldo Bolsi e condurrà Jonathan Giustini.

L’Officina Pasolini presenta “La buona novella” di De André in dialetto: “il siciliano non è la lingua dei mafiosi, è la lingua della nostra cultura migliore”

L’officina Pasolini presenta l’opera di De André riletta, rivissuta e reinterpretata in siciliano. Un progetto che porta la firma di Francesco Giunta, poeta, cantautore e cantastorie. L’8 ottobre l’album sarà presentato con la partecipazione della Fondazione Fabrizio De André Onlus a Officina Pasolini. Per l’occasione saranno presenti: la regista e scrittrice Mariacristina di Giuseppe, Dori Ghezzi e Arnaldo Bolsi della Fondazione Fabrizio De André Onlus, Doriano Fasoli e Fabrizio Zampa. In collegamento in diretta da Palermo interverranno le cantanti Cecilia Pitino e Alessandra Ristuccia, accompagnate al piano da Beatrice Cerami. Mentre sul palco del Teatro Eduardo De Filippo si esibiranno dal vivo Laura Mollica e Giulia Mei, accompagnate da Giuseppe Greco alla chitarra. A condurre la serata, il giornalista Jonathan Giustini. “Spero sia proprio una buona novella per la Sicilia, per tentare di dire una volta per tutte, in modo chiaro, che il dialetto siciliano non è la lingua dei mafiosi, è la lingua della nostra cultura migliore” dichiara Giunta e aggiunge Dori Ghezzi “Interpretazioni sentite con voci meravigliose. C’è qualcosa di vero e di potente che Fabrizio avrebbe amato molto. Sappiamo cosa ne pensava del conservare i dialetti e le tradizioni popolari. Amava spesso ripetere: “Un uomo che perde il dialetto è come un animale che perde l’istinto”. Mi sarebbe piaciuto che avesse avuto la possibilità di ascoltare questo riadattamento in siciliano”

La buona Novella di De André in dialetto siciliano: Giunta parla del suo progetto

Una riscrittura, una rilettura che vuole riprendere il grande lavoro del Fabrizio De André dialettale, che in questo progetto passa diretto per la lezione che Pier Paolo Pasolini ci ha insegnato: un’Italia da riscoprire attraverso le sue tante lingue. In questo caso la storia in un sentito dialetto siciliano riscritta da Francesco Giunta con l’aiuto del professore Giovanni Ruffino, eminente linguista. Nelle intenzioni del regista questa riproposta inedita de “La buona novella” guarda con il pensiero e il sentimento a Rosa Balistreri. Lui che ha collaborato con l’amministrazione di Licata per dare vita al “Centro Rosa Balistreri” e poi ha pubblicato una serie di dischi che hanno definitivamente segnato il ritorno sulle scene del magico repertorio dell’artista siciliana. Tanto da venire persino contattato da Wim Wenders quando arriva a Palermo per le riprese di “Palermo shooting”. Ed è così che nella colonna sonora appare un frammento di “Quannu Moru”. Rosa come Fabrizio. In un legame di sangue, un filo rosso che corre attraverso la storia della musica popolare e d’autore italiana, che aveva indotto Fabrizio a portare il suo concerto nella città di Rosa. Cuntista moderno e aedo capace di rifrangere la lingua italiana nei mille fiumi del canto: queste sono le canzoni, questi sono i miei fiumi, per dirla con Ungaretti. La buona novella come disco che ti cambia la vita. Opera necessaria e che da quel lontano 1970 ancora splende. E non solo per le sue pulsioni umane e religiose, ma anche per il fatto che tutto nasce nel pieno delle lotte studentesche, alla fine degli anni ‘60, cruciali per la storia del nostro paese. E dunque un Cristo Anarchico, ma anche umano e terreno, provocatorio e rivoluzionario come il Cristo di poco antecedente di Piero Paolo Pasolini, dove il Cristo è interpretato da un sindacalista spagnolo. Una buona novella ancora per Francesco Giunta. Per annunciare anche qualcosa di nuovo e di diverso. “Torniamo a riascoltare questo capolavoro della musica italiana in un modo emotivamente nuovo, proponendo un riadattamento che ne vuole amplificare il contenuto emozionale, attraverso il ricorso al dialetto. L’esposizione interamente al femminile aggiunge ulteriore pathos” afferma Giunta. Infine la scelta di una strategia produttiva e distributiva del tutto indipendente affidata a Il cantautore necessario/Musica del Sud.

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