Omicidio Diabolik, sette arresti: per il gip di Roma fu un delitto “con metodo mafioso” 

“Una complessa e premeditata organizzazione del delitto”, compiuta in pieno giorno e qualificabile come un’azione “con metodo mafioso”, finalizzata ad agevolare il clan Senese. È questa la valutazione del gip del Tribunale di Roma nell’ordinanza che ha portato all’arresto di sette persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di essere coinvolte nella regia dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, l’ultrà della Lazio conosciuto come Diabolik, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti.

Come indicato dal portale ufficiale della Polizia di Stato, l’operazione che ha portato ai sette arresti è stata il risultato di un lavoro congiunto tra la Squadra mobile e i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. Gli investigatori hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale della Capitale, qualificando l’organizzazione del delitto come azione con metodo mafioso. L’obiettivo era quello di agevolare il clan Senese, considerato egemone nell’area dove è avvenuto l’omicidio.

La ricostruzione dei fatti: chi sono gli arrestati

La ricostruzione della Dda parte da una serie di rapporti economici e criminali sviluppatisi negli anni precedenti. Al centro ci sarebbero due partite di cocaina acquistate da fornitori albanesi, risalenti al 2016 e al 2018, dalle quali sarebbe derivato un debito complessivo di circa 300 mila euro.

Piscitelli, che da tempo avrebbe intrattenuto rapporti con broker albanesi, avrebbe esercitato pressioni per ottenere il pagamento. La tensione sarebbe progressivamente aumentata fino a trasformarsi in una vera e propria guerra tra gruppi contrapposti.

Un episodio considerato particolarmente significativo dagli investigatori sarebbe avvenuto il 23 febbraio 2019 a Rocca di Papa. Secondo l’accusa, due uomini avrebbero esploso quattro colpi con un fucile d’assalto AK-47 contro la porta della villa di Capriotti. Nell’abitazione si trovava anche la figlia minorenne dell’uomo.

L’attacco avrebbe rappresentato un salto di qualità nella contrapposizione e, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe spinto Capriotti a cercare protezione e a maturare la decisione di eliminare il rivale.

Piscitelli sarebbe così diventato il bersaglio di una partita criminale nella quale si sarebbero intrecciati interessi economici, gruppi romani e organizzazioni legate al narcotraffico internazionale.

Il 7 agosto 2019 la strategia sarebbe arrivata al suo tragico epilogo. Piscitelli venne ucciso nel parco degli Acquedotti, in pieno giorno, con modalità che secondo gli investigatori rivelano una preparazione accurata dell’agguato.

L’omicidio avrebbe richiesto una complessa organizzazione logistica, dalla scelta del luogo alla preparazione dell’appuntamento, fino alla presenza del presunto esecutore materiale.

La figura di Diabolik, già molto conosciuta negli ambienti ultras della Lazio e progressivamente divenuta centrale nelle cronache della criminalità romana, finì così al centro di uno dei più clamorosi omicidi maturati nell’ambiente del narcotraffico della Capitale.

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