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Novembre 29, 2022, martedì

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Proteste contro gli impianti per i rifiuti: biodigestori si o no?

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La questione è “assolutamente ideologica” secondo l’assessora Sabrina Alfonsi. Una risposta chiara contro le proteste per i biodigestori

Proteste contro i biodigestori

Il suono delle proteste per l’arrivo dei nuovi impianti per la lavorazione dell’organico a Roma si fanno già sentire. Le due località scelte per questi nuovi impianti, quelle di Cesano e Casal di Selce, hanno chiesto un passo indietro, come riporta Romatoday. Una richiesta che, però, non ha avuto l’effetto desiderato. Il Sindaco non ha intenzione di arrestare il piano e l’assessora Alfonsi, intervenendo a un’iniziativa della Cgil Roma e Lazio, dichiara. “I biodigestori moderni sono impianti a ciclo chiuso, tecnologicamente avanzati, in grado di trattare tutte le tipologie di rifiuti organici, a differenza del compostaggio aerobico. Sono in grado di recuperare energia dal trattamento del rifiuto grazie alla produzione di biogas, che è classificato tra le fonti rinnovabili di energia. Catturarlo per produrre biocarburante per i mezzi Ama o per quelli del trasporto pubblico significa ridurre le emissioni di gas serra”. 

L’assessora,dopo aver affermato la partecipazione di Ama ai bandi del Pnrr per la realizzazione dei due impianti, continua. “La biodigestione rispetto al compostaggio aerobico si pone sulla strada della riduzione dei gas climalteranti insieme all’ampliamento dell’impianto di Maccarese coprirà il fabbisogno della frazione organica, pari a un quarto della raccolta differenziata. Oggi Roma esporta 150mila tonnellate di rifiuti organici con una spesa di oltre 20 milioni l’anno e un costo ambientale altissimo causato dalle migliaia di camion che li trasporta”.

Anche l’assessore all’Ambiente della Regione Lazio supporta questo progetto dicendo “Roma ha bisogno di una mutua solidarietà, di suddividere pesi, insediamenti e impianti ma non esistono zone dove non è possibile realizzare impianti, perché gli impianti di ogni tipo esistono dappertutto. E ciò che ha fatto imbestialire le altre comunità del Lazio, e della altre regioni alle quali abbiamo dovuto pietire aiuti negli anni, è stato il sentir dire che a Roma non si possono fare impianti”.

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