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Novembre 29, 2022, martedì

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Psicosi di guerra a Roma: scaffali vuoti al supermercato

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In questi giorni, a Roma, è scattata la psicosi di guerra. A causa della paura legata al conflitto tra Russia e Ucraina, i supermercati vengono presi d’assalto.

Le notizie dal fronte ucraino insieme allo scarseggiare di alcune materie prime che cominciano anche a costare di più, stanno spingendo molti romani a delle spese straordinarie.

Questa corsa alle scorte sta portando gli scaffali dei supermercati a svuotarsi. In alcuni supermercati sono comparsi cartelli per impedire acquisti di massa.

La psicosi di guerra e l’assalto ai supermercati

Una psicosi di guerra dovuta sia a paure personali che a pura disinformazione. Un fondo di verità, però, c’è: Russia e Ucraina sono tra i principali produttori di grano e per la situazione di guerra le importazioni sono praticamente bloccate. Da un lato c’è sicuramente difficoltà di produzione in questi paesi, dall’altro non mancano le alternative, in Italia, per far fronte a questo problema.

A tutto questo si aggiunge la paura legata allo sciopero degli autotrasportatori e all’idea che, fermi i tir, i supermercati possano rimanere vuoti. A provare a tranquillizzare i consumatori ci ha pensato il Ministro Politiche Agricole Stefano Patuanelli: «Abbiamo una forza produttiva che ci fa dire che problemi ai supermercati non ci saranno, dobbiamo dare un messaggio di speranza e tranquillità ai cittadini perché in questo momento non ci sono motivi per fare l’assalto agli scaffali dei supermercati. Effettivamente ci sono materie prime che approvvigioniamo da alcuni paesi che sono in conflitto o molto vicini al conflitto, che hanno fatto scelte commerciali discutibili come l’Ungheria“.

Sull’assalto agli scaffali interviene la Coldiretti secondo cui “l’assalto agli scaffali per fare razzie di pasta rischia solo di alimentare le speculazioni in un Paese come l’Italia che è leader mondiale nella produzione con ben 3,5 milioni di tonnellate delle quali ben 1,9 milioni destinate all’esportazione”. 

L’associazione sottolinea che “la filiera del grano duro per la pasta conta su decine di migliaia di imprese agricole per una superficie dedicata pari a 1,2 milioni di ettari che copre il 62% del fabbisogno totale, ben oltre il quantitativo necessario a soddisfare il fabbisogno interno anche perché è facile immaginare un taglio ai 27 milioni di euro di pasta esportati in Russia nel 2021. Peraltro, già a partire dalle prossime semine, la Coldiretti ha offerto la propria disponibilità alle industria alimentare di lavorare da subito a contratti di filiera con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e il riconoscimento di un prezzo di acquisto ”equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti nel rispetto della nuova normativa sulle pratiche sleali, per consentire di recuperare i livelli produttivi necessari. Gli assalti ai supermercati con l’accumulo di scorte e accaparramenti rischiano inoltre di provocare inutili sprechi di prodotti alimentari dopo le rassicurazioni delle principali catene di distribuzione”.

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