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Aprile 17, 2021, sabato

Racket delle bancarelle: 18 arresti nella capitale

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Diciotto misure cautelari a Roma (otto in carcere e dieci ai domiciliari) sul racket delle autorizzazioni per il commercio su strada.

Coinvolti ex dirigenti comunali, imprenditori, sindacalisti e la famiglia dei Tredicine, nota per la sua attività nel settore del commercio ambulante. Secondo l’accusa, alcuni ambulanti,cui veniva chiesto il pizzo, sarebbero stati costretti a cedere anche i sussidi per il Covid. Una vittima ha raccontato di aver pagato 4mila euro al mese per 12 anni pur di lavorare.

Un sistema di corruzione consolidato che andava avanti almeno dal 2006 nella gestione dei posti per venditori ambulanti a Roma. E’ quanto hanno scoperto inquirenti e militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e dal personale della Polizia Locale di Roma Capitale nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto racket delle autorizzazioni per il commercio su strada con il coinvolgimento di pubblici ufficiali, imprenditori ed esponenti del sindacato Fivag Cisl. Sono 18 le persone arrestate. Per l’assegnazione delle aree c’era una sorta di ‘graduatoria’ con un prezzario che variava a seconda della loro posizione più o meno centrale e che poteva arrivare fino a 700 euro al giorno. Tra le aree più ‘costose’ c’erano quelle di via Cola di Rienzo e nel resto del centro della Capitale.  

A gestire l’organizzazione erano rappresentanti sindacali tra cui i due membri della famiglia Tredicine, i fratelli Dino e Mario, il primo in carcere il secondo ai domiciliari, con la complicità di due ex funzionari pubblici Alberto Bellucci, all’epoca dei fatti capo dell’ufficio Discipline e rotazioni, e Fabio Magozzi, dipendente dello stesso ufficio, che in cambio hanno ricevuto soldi, circa 110mila euro, e regali, assegnando a loro discrezione le bancarelle. Bellucci, per conto del Comune, doveva controllare e gestire anche i ricorsi che venivano presentati dall’organizzazione, per conto dei quali ‘aggiustava’ poi le pratiche per l’assegnazione delle bancarelle. “Finché c’è Alberto la categoria non trema” dicevano gli arrestati intercettati. Secondo il gip, Bellucci, “asserviva costantemente le funzioni del proprio ufficio agli interessi economici dei fratelli Tredicine, Dino e Mario”. 

Documentato nelle fasi delle indagini un caso di corruzione in cui il funzionario comunale ‘intasca’ dei soldi e dice “domani vado a parlare col Comune e la pratica così è sistemata”. A far scattare l’indagine è stata nel 2018 la denuncia di un cittadino del Bangladesh che aveva subito anche minacce.  

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