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Febbraio 28, 2021, domenica

Rione Esquilino, dall’orto di Mecenate a zona multietnica

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La rubrica “Rioni di Roma” oggi ci porta alla scoperta del rione XV, Esquilino. Il nome del rione trae origine da “esculus” o “eschio“, albero glandifero caro a Giove, o anche da “Excubie“, le guardie del corpo di Romolo. L’Esquilino inoltre è uno dei sette colli. A questo si aggiungono: Palatino, Aventino, Viminale, Quirinale, Campidoglio e Celio. In antichità il rione faceva parte del V regio, e su questo colle era massiccia la presenza di fortificazioni della città. Eseguita da Servio Tullio era detta “Aggere Tulliano“.

Benché le fortificazioni, erette verso la metà del VI secolo a.C, facessero del colle un territorio riservato e protetto, tanto da ospitare le ville di personalità già illustri al tempo come Orazio, Virgilio e Properzio, la zona era comunque considerata miseranda. Questo, perché destinata alla sepoltura degli schiavi e per la presenza di una vasta discarica. Anche nel Medioevo la fama della zona non cambiò. Infatti maghi, streghe e negromanti scelsero l’Esquilino per darsi convegno notturno e celebrarvi misteriosi riti.

Immagine dell'Horto di Mecenate   photo credit: romanoimpero.com
Immagine dell’Horto di Mecenate photo credit: romanoimpero.com

Rione Esquilino e la nascita degli Horti di Mecenate

Il colle è costituito da tre sommità, l’Oppius (il Colle Oppio, ovvero il settore meridionale, dove sorgono le Terme di Tito e di Traiano), il “Fagutal” (la punta occidentale, dove si trova la chiesa di San Pietro in Vincoli)  ed il “Cispius” (la zona settentrionale, dove sorge Santa Maria Maggiore), non tutte però, appartenenti, al rione. Sotto l’Imperatore Augusto, tuttavia, le cose cambiarono. L’area bonificata, ospitò una delle più belle ville dell’antica Roma, gli Orti di Mecenate, che fu solo uno dei numerosi Horti che sorsero in questa zona fino alla fine dell’Impero. Nel Medioevo, l’area cadde in abbandono e non ebbe alcuna urbanizzazione.

I vari terreni, destinati ad uso agricolo, col tempo passarono in possesso di molti conventi. A partire dal 1500 poi vi sorsero alcune ville, come Villa Palombara, celebre per la sua Porta Magicadetta anche Porta Alchemica che si può ammirare oggi nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II. Poi ancora Villa Altieri, con il celebre labirinto di bosso, Villa Caetani, Villa Astalli e Villa Giustiniani. Con l’elezione di Papa Gregorio XIII Boncompagni il rione ebbe una nuova trasformazione.

Stemma del rione Esquilino  photo credit:wikipedia.org
Stemma del rione Esquilino photo credit:wikipedia.org

L’intervento di Papa Gregorio XIII

Infatti per sua volontà si apri “via Gregoriana” sull’antico tracciato della “via Tabernacola“(che in seguito si chiamerà via Merulana e congiungerà Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano. Sempre su decisione di Papa Gregorio XIII nel 1575, si costruì , per agevolare già l’allora intenso traffico, l’attuale porta San Giovanni, (detta anche Asinaria). .

Con l’Unità d’Italia sorsero l’Acquario Romano, di Ersoch, il Palazzo delle Poste in Piazza Dante, il Palazzo della Zecca di Stato, a cui si aggiunsero i Teatri Ambra Jovinelli e Margherita. Col tempo il rione però diede spazio ad alloggi popolari per ospitare la grande massa di gente che da fuori si spostava su Roma. Il Rione Esquilino dopo la Seconda Guerra Mondiale è divenuto zona multietnica di Roma per eccellenza, vista la vicinanza con la Stazione Termini.

di Loretta Meloni

Immagine di copertina (Rione Esquilino, Santa Maria Maggiore) photo credit:Geosnews.com

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