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Febbraio 28, 2024, mercoledì

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Roma, la via giusta verso la Champions League

La sconfitta casalinga della Roma contro l’Inter nel sabato di Serie A ha evidenziato, prepotentemente, due aspetti: i nerazzurri sono una corazzata (quasi) impossibile da affondare, mentre i giallorossi sembrano aver intrapreso la via giusta, quella del gioco, per lottare con forza e grinta per un piazzamento nella prossima Champions League. Daniele De Rossi esce dallo Stadio Olimpico con zero punti, ma con mille sensazioni positive: “Ma non fateci complimenti”

Il lieto fine nella cornice, splendida come sempre, dell’Olimpico non si è palesato. Peccato, perché i capitolini erano riusciti nell’impresa di ribaltare il vantaggio iniziale della capolista andando a segno con il duo Mancini-El Shaarawy al termine di un primo tempo praticamente perfetto. Troppo forte, infatti, l’onda d’urto interista che a inizio secondo tempo si è trasformata in un tsunami che ha raso al suolo le velleità di vittoria di una Roma coraggiosa, propositiva, ma ancora non all’altezza di un’Inter che all’interno dei nostri confini nazionali sembra inarrestabile. I numeri sono, d’altronde, dalla parte dei meneghini: diciannove vittorie in ventitré partite e una sola sconfitta incassata in un percorso sempre più netto e travolgente. Le categorie esistono e i romani ne hanno pagato, certamente, lo scotto.

Roma: zero punti e tanta consapevolezza, ma niente complimenti

(Credit foto – pagina Facebook AS Roma)

Sono figlio di Spalletti, quando ci facevano i complimenti, anche se perdevamo, non li accettava. L’Inter non ha rubato nulla, potevamo finire in pareggio. Se vogliamo competere con loro dobbiamo salire e diventare perfetti analizzando la sconfitta. Se siamo contenti perché abbiamo giocato una buona partita ma abbiamo perso, significa che la direzione è la mediocrità e non possiamo permettercelo“.

Parola di Daniele De Rossi, “figlio” di Luciano Spalletti. Niente complimenti, sola la consapevolezza, amara, che i romani si stanno incamminato verso una nuova via periferica che potrebbe diventare un’autostrada verso la Champions League. La Roma nel primo tempo si è trasformata nello spauracchio più inatteso, capace di tormentare i sonni di un gigante arrivato sul manto erboso della Capitale con la consapevolezza (dei numeri) di poter archiviare la pratica piuttosto agevolmente. Invece no, i giallorossi nei primi quarantacinque minuti si sono dimostrati un pasto indigesto che si è immediatamente “riproposto” nello stomaco pieno dei nerazzurri che credevano, una volta assaggiato il primo boccone con Acerbi, di poter vivere una nottata tranquilla. Corti, coesi, famelici e diligenti, i romanisti hanno messo in piedi un grande primo tempo giocando alla pari, a tratti anche meglio, contro il leviatano della nostra Serie A tornato negli spogliatoi con l’esigenza di ingerire un potente digestivo.

Una metamorfosi da Champions League?

La mossa nerazzurra ha funzionato. Nella ripresa, l’orgoglio ben miscelato alla tecnica dell’Inter ha distrutto il castello in aria che tutto lo Stadio Olimpico stava costruendo con incredula gioia: il centrocampo milanese è aumentato di cilindrata fornendo più assistenza alla coppia d’attacco che, puntualmente, non si è lasciata sfuggire l’occasione. Thuram, a differenza di Lukaku, si è caricato la squadra sulle spalle pareggiando il match e propiziando l’autorete del controsorpasso. Già, il sostituto del grande ex di giornata capace di elevarsi sul nuovo nemico giurato del popolo interista: mentre il francese segnava, il belga si divorava due palle gol che avrebbero regalato il pari e, forse, un finale alternativo. Questione di momenti, attimi, che le grandi squadre sanno sfruttare. I capitolini ancora no. Non è ancora una Roma da Champions League, evidentemente, ma la metamorfosi “giochista” potrebbe regalare due ali, una gialla e una rossa, alla farfalla dal nuovo respiro europeo che DDR sta amorevolmente allevando.

ANDREA MARI

(Credit foto – pagina Facebook AS Roma)

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