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Dicembre 9, 2022, venerdì

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Roma, via Frattina: negozi chiusi causa crisi Covid-19

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Attività al collasso nella città di Roma: chiudono ben 22 negozi in via Frattina e altri 15 in via della Vite. Settori al collasso causa Covid-19

Chiudono ben 22 negozi a via Frattina, nella città di Roma. Vetrine vuote o spente anche tra i brand più conosciuti

Il Covid-19 continua a fare danni nella città di Roma. Questa volta ad essere colpita però non è solo la salute dei cittadini, ma anche l’economia della città.

Pare, infatti, che ben 22 negozi abbiamo deciso di chiudere in via Frattina. Si tratta di attività lavorative che fanno da fulcro per interi quartieri e molto spesso vengono coinvolti anche brand molto conosciuti.

Anche 15 attività in via della Vite decidono di abbassare le saracinesche e di svuotare le vetrine. Lì, in pratica, sopravvivono 3 ristoranti, un negozio di riparazioni e un negozio di accessori per calzature.

Il Covid-19, già nella prima fase di lockdown della prima metà del 2020, piegò in due il sistema economico Nazionale e la situazione pare che si stia per ripetere.

Il presagio lo si può intravedere anche con la chiusura di note attività del centro della città di Roma Capitale. In via del Gambero chiudono 3 attività in cento metri; in via del Corso anche 5 negozi tra largo Chigi e largo Goldoni e Piazza di Spagna saluta alcune delle sue attività più storiche.

Il Coronavirus ha deciso di colpire anche lo shopping e la mancanza dei turisti aggrava la situazione, mandando a casa oltre 400mila dipendenti.

“La maggior parte dei negozi che chiudono , fanno riferimento a grandi catene strutturate, finanziariamente liquide ma escluse dagli aiuti di Stato, fatta eccezione per la cassa integrazione. Essendo ormai chiaro che la crisi pandemica sarà lunga, queste aziende hanno reagito lasciando subito i locali (oggi il preavviso non è dovuto) certi che il riposizionamento finita la crisi non sarà difficile”– spiega David Sermoneta, presidente della Confcommercio Centro Storico

Le aziende, per lo più familiari, “non possono perché non hanno le risorse finanziarie per farlo: ovvero per pagare i fornitori e gli stipendi arretrati“, conclude Sermoneta.

Per quanto riguarda le grandi firme, le liste d’attesa sono così lunghe che sarebbe impensabile una chiusura, attualmente.

A risentirne sono anche gli affitti. A spiegare la situazione è Raffaele Rubin del gruppo Josas immobiliare, noto broker conosciuto per il commerciale:

“I prezzi dovrebbero mantenersi sostanzialmente statici fino alla fine del 2020 e probabilmente solo nel 2021, ci saranno i primi segnali positivi. Per ora convivono due sensazioni: da un lato le vetrine sfitte, dall’altro proprietari e operatori più coraggiosi che stanno concludendo contratti interessanti, con clausole che prevedono l’eventuale sospensione del canone in caso di lockdown a fronte invece di aumenti in caso di buone performance. Un fenomeno inedito e finora inosservato”. Il broker continua, circa la ripresa, dicendo: “Con il rischio di nuove disposizioni si può avere un rimbalzo del fatturato del 10-15% solo nel terzo trimestre del 2021”.

 A parlare è anche il titolare della Logim Real Estate, Giuseppe Gerace: La media di riduzioni del canone nel centro storico e nelle zone semicentrali è pari al 20%, con una buona predisposizione a tornare ai canoni iniziali nell’arco dei prossimi 18 mesi».

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