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Ottobre 6, 2022, giovedì

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Roma pronta ad accogliere i profughi dall’Ucraina

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Roma si prepara a accogliere i profughi in fuga dall’Ucraina. Al momento non è ancora possibile stabilire quanti saranno gli ucraini in arrivo e quanti potranno essere ospitati dalla stessa comunità ucraina cittadina.

In prima linea le Associazioni Religiose che si stanno organizzando offrire ospitalità a chi in pochissimo tempo si è trovato a fare i conti con l’orrore della guerra. Anche la Diocesi di Roma dovrebbe lanciare le sue iniziative: forse il 2 marzo, data scelta da Papa Francesco per la giornata di preghiera e digiuno per tutti i cattolici del mondo, uniti per la pace. Inoltre, molte parrocchie romane stanno già raccogliendo soldi e coperte, abiti, cibo e medicinali. Chi ha una casa accoglierà parenti e amici fuggiti dal territorio di guerra.

Roma accoglierà i profughi di guerra dall’Ucraina

Il comitato istituito in Prefettura è pronto a definire le misure per gestire gli arrivi dall’Ucraina, con la distribuzione dei profughi in strutture romane e in altri Comuni del Lazio. Il Campidoglio, invece, aspetta indicazioni dal Viminale e anche di sapere quanti profughi dovrà gestire la città.

Prevista, per il pomeriggio di lunedì 28 febbraio, la riunione della Protezione Civile Nazionale con quelle regionali per studiare una strategia di intervento più definita. «Aspettiamo le decisioni della Protezione Civile. Ma dovremmo muoverci come abbiamo fatto con gli afghani: organizzare una prima accoglienza negli alberghi vuoti per la crisi Covid, poi, essendo richiedenti asilo, rientreranno nel Circuito Sprar e saranno gestiti a livello nazionale», spiega la Regione. 

Nel frattempo la Caritas ha promosso una raccolta di denaro e si prepara a realizzare la prima accoglienza degli sfollati.

Ieri pomeriggio in Piazza della Repubblica, ucraini, italiani, bielorussi e persone di altre nazionalità, si  sono riunite per svolgere una manifestazione per la pace iniziata con l’inno nazionale ucraino e un «Padre nostro» recitato da ognuno nella sua lingua: «Chiediamo che si fermino, non siamo in pericolo solo noi, ma tutto il mondo».

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