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Dicembre 7, 2022, mercoledì

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Strage di Ardea, la verità su Pignani: l’arma e la denuncia mai sporta

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Si indaga sulla strage di Ardea, dall’arma mai dichiarata in possesso di Andrea Pignani fino alle denunce mai presentate. L’Arma dei carabinieri e la Procura di Velletri proseguono nelle indagini sulla strage di Ardea. La tragedia che è costata la vita Salvatore Ranieri, Daniel e Davide Fusinato.

Le indagini si muoveranno soprattutto in ambito familiare perché il movente del di Pignani, attualmente non c’è. Non è emerso alcun contatto tra l’omicida e le sue vittime né alcun rapporto di conoscenza tra gli stessi”, emerge dalle indagini. L’uomo, ingegnere informativo che avrebbe compiuto 35 anni ad agosto, sembrerebbe aver ucciso per un raptus. Come anticipato, il focus degli inquirenti si concentrerà in ambito familiare e dunque, a rischiare di più sarà proprio la madre di Andrea Pignani, a quanto riporta RomaToday.

La madre di Pignani e l’accusa di detenzione abusiva di armi

La madre di Andrea Pignani, l’uomo che ha ucciso Daniel e Davide Fusinato e Salvatore Ranieri, togliendosi poi la vita, rischia l’accusa di detenzione abusiva di armi. La pistola con cui Pignani ha ucciso due fratellini e un uomo anziano, è una Beretta modello 81 calibro 7,65. Questa apparteneva al padre del killer, ex guardia giurata, e non era mai stata denunciata dopo la morte dell’uomo. La madre di Pignani, che viveva nella stessa abitazione del figlio, rischierebbe dunque l’accusa di detenzione abusiva di armi, reato “punito con l’arresto da tre a dodici mesi o con l’ammenda fino a 371 euro”.

L’Arma dei Carabinieri e la Procura di Velletri, hanno spiegato nel comunicato congiunto che “Le attività di indagine svolte dai Carabinieri di Frascati e di Anzio, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Velletri, proseguono,  al fine di verificare eventuali responsabilità in ordine all’illecita detenzione dell’arma da sparo, per la quale non risulta sporta alcuna denuncia. Ma la madre di Pignani, interrogata dai Carabinieri subito dopo la tragedia di ieri, ha sostenuto di non sapere che fine avesse fatto la pistola del marito.

Strage Ardea: nessuna denuncia per Andrea Pignani

L’Arma e la Procura di Velletri fanno chiarezza sulle presunte denunce dei residenti del Consorzio di Colle Romito e sulle condizioni psichiche di Andrea Pignani.
“Dagli accertamenti eseguiti non risultano ulteriori denunce o segnalazioni a suo carico né che l’omicida fosse in cura per patologie di carattere psichiatrico. né tantomeno che fosse in possesso di certificazione medica rilasciata da strutture sanitarie”. “Sul conto dell’omicida figura solamente una lite in ambito familiare, verificatasi con la madre l’11 maggio 2020. La lite ha reso necessario l’intervento di una pattuglia di Carabinieri presso la loro abitazione di viale Colle Romito”.

A seguito di questa lite, avvenuta a maggio 2020, “Pignani veniva fatto accompagnare da un’ambulanza presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia. Qui giungeva volontariamente nel pomeriggio stesso per ‘stato di agitazione psicomotoria’ con codice azzurro, venendo sottoposto a consulenza psichiatrica, a seguito della quale veniva dimesso la mattina successiva con diagnosi di ‘stato di agitazione – paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato. Si affida al padre”.

Il padre dell’uomo, una ex guardia giurata, morì a fine 2020. Il decesso del padre di Pignani, avvenuto a fine 2020, non sarebbe mai stato comunicato alle forze dell’ordine con l’arma “presa” senza permesso dal figlio.
La conferma che Pignani non fosse in cura, è arrivata anche dalla Asl di zona, quella di Roma 6. “Non è mai stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio presso le nostre strutture aziendali e non era in carico ai servizio territoriali di salute mentale”.

L’arrivo dei soccorsi: ”Troppo tardi”

La nonna dei due fratellini Daniel e Davide, aveva raccontato: “Respiravano, tenevano la mano al padre. Sono morti dando la mano al padre. Mezz’ora ci ha messo l’ambulanza. I soccorsi sono arrivati troppo tardi.
Ieri, l’Ares del 118 ha voluto ripercorrere quei momenti e ricostruirne le tappe: “La prima telefonata di soccorso al 112 è delle ore 10:57 e 32 secondi. Immediatamente è stata trasferita ai Carabinieri perché erano segnalati spari, e al 118. Ares 118 si è immediatamente allertata inviando subito la prima ambulanza con medico a bordo, che è giunta sul posto dopo 11 minuti dalla telefonata. Successivamente, sono giunti anche gli altri mezzi di soccorso”.

In una nota, si legge: “Nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione effettuati la situazione si è subito presentata compromessa, stante i danni irreversibili provocati dai colpi d’arma da fuoco. I nostri operatori hanno fatto di tutto ma purtroppo il quadro era irrecuperabile. L’Azienda ha reso disponibile per il proprio personale impegnato nelle procedure di soccorso il servizio di psicologi del lavoro di cui dispone. Così da aiutarli a superare l’importante stress derivante da un evento così tragico”.

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Valentina Cuffaro

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