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Dicembre 7, 2022, mercoledì

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Tangenti ai Bernabei: altri due i vigili indagati dopo 12 anni

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Tra il 2010 e il 2011 quattro gli accusati di concussione per aver preteso tangenti dai fratelli Bernabei. Ora, dopo 12 anni, sono altri due i vigili urbani indagati con l’accusa di falsa testimonianza.

Tangenti ai Bernabei: l’accusa per i due nuovi indagati è di falsa testimonianza

I fatti risalgono agli anni 2010 e 2011, in cui tre vigili urbani e un geometra sono stati condannati per concussione, per aver preteso una tangente dai fratelli Paolo e Silvio Bernabei, imprenditori affermati nel settore dei liquori, per chiudere un occhio su un abuso edilizio, in realtà inesistente, nel loro quartier generale di Trastevere, come riporta il Corriere della Sera. Agli imputati sono state riconosciute le attenuanti generiche anche “per il tempo trascorso dalla commissione degli illeciti contestati”, cioè 12 anni e un’istruttoria di 49 udienze.

Ora sono altri due i vigili urbani indagati dopo 12 anni con l’accusa di falsa testimonianza, il responsabile del reparto di polizia giudiziaria del I gruppo e il comandante dei vigili di Rocca di Papa.

“L’istruttoria ha restituito un’immagine opaca della vicenda, caratterizzata da un humus di dinamiche discutibili, nutrite dalla linfa di relazioni personali tra gli imprenditori e i funzionari, volte alla soddisfazione di reciproche istanze”, è quanto dichiarato dal collegio. I giudici: “Nell’alveo di tali anodine relazioni, il delicato equilibrio si è alterato quando i funzionari hanno avanzato richieste estorsive“, che gli imprenditori hanno rifiutato. Conclude il collegio: “L’esasperazione di Silvio Bernabei s’inquadra nell’alveo di un sistema borderline alimentato dal sostegno economico offerto a iniziative del Corpo fino a soggiacere alle richieste dei vigili onde scongiurare conseguenze dannose”.

Il Tribunale ha dunque disposto un risarcimento di 100mila euro per i fratelli Bernabei, anche per i danni morali, perché, come stabilito dai giudici, sono stati costretti ad “alterare le loro attività ricreative e lavorative rinunciando ad abitudini che connotavano in precedenza le loro esistenze. La vicenda ha compromesso le loro capacità relazionali”.

Giamila D’Angelo

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