Vino analcolico: per qualcuno è il prodotto del futuro

Quella del vino è indubbiamente una delle filiere principali per il nostro Paese. Il grande successo dei prodotti e la storicità del settore non sono certo sinonimo di un universo all’insegna della staticità. Come dimostra l’interesse verso frontiere come quella del vino analcolico, l’approccio sperimentale non manca e in diversi aspetti.

Il mondo del vino ha nella sperimentazione una costante non solo per quanto concerne i metodi di coltivazione dell’uva e le tecniche produttive – argomenti di cui si possono trovare diversi approfondimenti in questa sezione del sito Winemeridian.com, una rivista online tra le più note in questo ambito – ma anche le strategie di conquista di consumatori sempre più eterogenei, e tale fattore spinge le aziende del settore a cercare soluzioni sempre nuove per offrire alternative ai prodotti già sul mercato.

Cosa si può dire, invece, in merito al sopra citato vino analcolico? Negli ultimi mesi, in diversi si sono espressi su questo prodotto. Come ricordato pochi giorni fa sulle pagine della testata online Open, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato che, a suo avviso, il vino analcolico non è vino.

Ancora più radicale è la posizione del principale nome del momento quando si parla di orange wine, il celebre viticoltore  Josko Gravner, noto soprattutto per aver riportato in auge il ricorso alle anfore di terracotta per la conservazione dei vini.

A suo dire, il fatto che i giovani bevano poco vino dipenderebbe innanzitutto dall’industria.

Di una posizione molto diversa è un imprenditore di Calamandrana, località dell’astigiano che, partendo dai numeri sempre più bassi delle persone che, a livello globale, bevono alcolici, ha iniziato ad agire con un approccio all’insegna della differenziazione.

Massimo Lovisolo, anima della società So.vi.pi.: questo è il nome dell’imprenditore e viticoltore che, nonostante la produzione in Italia sia vietata, cosa che, invece, non accade all’estero, è riuscito a ottenere la licenza per la sperimentazione riguardante il vino senza alcol.

Come evidenziato da Lovisolo stesso, raggiunto dai giornalisti del Corriere di Torino, ogni step di questo processo viene concretizzato nel perimetro della legalità.

I progetti di Lovisolo

Intervistato su questa curiosa innovazione enologica, Lovisolo ha dichiarato che, nel momento in cui, in Italia, sarà ufficialmente consentita la produzione di vino privo di alcol, lui sarà il primo a impegnarsi in prima linea in questa filiera.

Titolare di un’azienda che, da ormai quattro generazioni, si occupa della produzione di vino conto terzi, ha posto l’accento sul fatto che, nonostante le posizioni in merito al vino analcolico siano discordanti, è il mercato a chiedere a gran voce la sua introduzione in commercio.

Ha altresì chiamato in causa la richiesta, da parte dell’utenza, di gin tonic analcolico, ricordando che senza apportare innovazione non è possibile andare da nessuna parte.

Proprio nell’ottica di questo aspetto, Lovisolo ha finalizzato un cambiamento decisivo nella propria azienda, ossia il passaggio da realtà vinicola ad alimentare.

Si è trattato di uno step decisivo per operare nel perimetro della legalità in quanto, ad oggi, la normativa italiana non consente alle aziende nel comparto vitivinicole di procedere allo smaltimento dell’alcol precedentemente estratto dal vino tradizionale.

Per amor di precisione, ha portato l’accento sul fatto che, più che altro, la normativa vigente italiana non fornisce alcuna indicazione su come procedere in merito.

Nei casi in cui, invece, si ha a che fare con un’azienda alimentare, la situazione cambia. Si può infatti procedere con la procedura di smaltimento sopra citata.

Nonostante questo, non si può comunque arrivare alla produzione e alla commercializzazione finale di vino analcolico.

Come andranno le cose nel prossimo futuro? Non resta che attendere e vedere in che modo un mercato storico riuscirà, nei prossimi anni, a intercettare le istanze di un’utenza finale sempre più attenta alla salute.

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