Volo cancellato per maltempo: quali sono gli obblighi delle compagnie aeree

Viaggiare è una passione, un’esperienza, ma talvolta anche un obbligo dettato da questioni familiari o lavorative. Ormai gli aerei sono migliorati al punto che è possibile raggiungere le destinazioni di tutto il mondo, senza limiti, e il livello di comfort è così elevato da indurre le persone a prenotare dei biglietti non appena ne hanno l’opportunità. Il settore del turismo, non a caso, è più vivo che mai, e si stanno diffondendo molteplici trend come i viaggi di gruppo e i viaggi spontanei. Tuttavia, può capitare di riscontrare problematiche di natura organizzativa, ma ciascuna compagnia aerea ha sottoscritto delle pagine informative per mettere al corrente in anticipo i passeggeri.

Premettendo che ogni linea aerea – pur dovendo fare riferimento a una normativa ben precisa – ha le proprie politiche aziendali in merito ai risarcimenti in caso di voli cancellati (l’articolo di Rimborsamitu.it su WizzAir può aiutare a farsi un’idea al riguardo), quando questa situazione si verifica in presenza di circostanze particolari come il maltempo, in cui la responsabilità non è della compagnia, le dinamiche possono cambiare. Siccome gli aerei moderni difficilmente non sono in grado di affrontare pioggia e vento, nel momento in cui non ci sono le condizioni meteorologiche idonee per partire è perché sono previsti temporali, tempeste, nevicate e fenomeni del genere. Cosa accade in questo caso? Quali sono gli obblighi delle compagnie aeree quando un volo viene cancellato per maltempo?

Che obblighi hanno le compagnie aeree quando un volo viene cancellato per maltempo

Quando altri voli dallo stesso aeroporto partono regolarmente, allora ci si può interrogare sui reali motivi per cui non è accaduto lo stesso per il proprio. Nonostante il maltempo, infatti, alcuni aerei possono decollare ugualmente. Che obblighi hanno le compagnie aeree in tal caso, trattandosi in fin dei conti di un disservizio? I passeggeri hanno diritto a un risarcimento, ma si devono innanzitutto verificare alcuni passaggi: il disservizio non deve risalire a più di 18 mesi prima, il check-in deve essere stato effettuato con puntualità, mentre il volo deve risultare in partenza o in arrivo da una nazione europea. Se figura correttamente tutto ciò, allora si può calcolare il risarcimento preciso a cui si ha diritto, il quale spetta anche se si parte ma si arriva a destinazione con 3 o più ore di ritardo.

Quando non si riceve alcun risarcimento?

Viene specificato all’interno del regolamento UE relativo ai diritti dei passeggeri, che questi ultimi non hanno diritto ad alcun risarcimento in virtù di circostanze eccezionali. Non è sempre certo il significato di circostanze eccezionali, ma in linea di massima si può tracciare un confine tra il disservizio sopraindicato e l’obbligo per i piloti degli aerei di non decollare. Per fare degli esempi pratici, il risarcimento non viene elargito nel momento in cui si presenta una catastrofe naturale come la nuvola di cenere, ritenuta a tutti gli effetti una causa di forza maggiore per la quale non è possibile volare. Infatti, la nuvola di cenere riduce la visibilità e potrebbe arrivare a compromettere i sensori degli altimetri e dei tachimetri presenti negli aerei.

Altre condizioni estreme sono quelle del maltempo eccezionale, per cui gli aerei devono posticipare il decollo o addirittura hanno l’obbligo di restare a terra. Le condizioni meteorologiche più estreme sono la neve, la tempesta, la grandine e la nebbia; in questi casi, le compagnie aeree non possono farci nulla e sono sollevate da ogni obbligo presente nella normativa di riferimento. Infine, stando a quanto deliberato dal tribunale distrettuale di Darmstadt, i passeggeri non hanno diritto ad alcun risarcimento quando un aereo è dovuto atterrare per un’emergenza provocata dalla tempesta, e lo stesso discorso vale per il volo successivo che potrebbe ritardare o subire una cancellazione.

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