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Febbraio 28, 2024, mercoledì

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A Roma un detenuto ha cercato di evadere dal carcere di Rebibbia

Un detenuto di Rebibbia nel pomeriggio di ieri, mercoledì 31 gennaio, ha tentato la fuga cercando di evadere dal carcere romano. A dare la notizia il Sappe

Detenuto di Rebibbia tenta di evadere dal carcere: l’intervento tempestivo dei poliziotti

L’accaduto è stato ricostruito da Maurizio Somma, segretario nazionale del Lazio del Sindacato autonomo polizia penitenziaria. “Durante l’ora dei passeggi, un detenuto, minorato e con problemi psichiatrici, credendo di non essere visto, ha sfondato un cancello esterno del cortile. Ed ha iniziato a dirigersi verso gli uffici della direzione, adiacenti l’uscita del carcere. Il personale di polizia penitenziaria si è immediatamente accorto del tentativo di fuga ed è intervenuto, bloccandolo. Ottimo intervento della polizia penitenziari. Che ha evidenziato la professionalità e il senso del dovere con cui espleta il suo servizio, nonostante una oggettiva e grave carenza di organico. Al ministero chiediamo di prevedere una ricompensa ai poliziotti che sono stati parte attiva nello sventare l’evasione”.

In questo caso Somma denuncia una situazione già diffusa, non solo in riferimento al detenuto di Rebibbia. “La situazione penitenziaria è sempre più critica. Sono decenni che chiediamo l’espulsione dei detenuti stranieri, un terzo degli attuali presenti in Italia, per fare scontare loro, nelle loro carceri, le pene. Come chiediamo anche la riapertura degli ospedali psichiatrici giudiziari, dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. Ma servono anche più tecnologia e più investimenti. La situazione resta allarmante, anche se gli uomini e le donne della polizia penitenziaria garantiscono ordine e sicurezza pur a fronte di condizioni di lavoro particolarmente stressanti e gravose”.

L’elogio ai poliziotti

Donato Capece, segretario generale del Sappe, ha elogiato per i poliziotti di Rebibbia che hanno sventato l’evasione. “È solamente grazie a loro se è stato possibile sventare la clamorosa fuga al detenuto. I nostri agenti sono stati bravissimi a fermare il fuggitivo. Una cosa grave, che poteva creare ulteriori seri problemi alla sicurezza e all’incolumità dei poliziotti, dei detenuti, dei cittadini”. Capece definisce “semplicemente allarmanti e inquietanti” alcuni degli eventi critici accaduti nelle carceri del distretto Lazio-Abruzzo-Molise dal 1° settembre al 31 dicembre 2023. “Ci sono state 236 denunce per resistenza e ingiuria a pubblico ufficiale, otto proteste collettive con sei rifiuti di entrare in cella. Ma ancora più gravi le aggressioni a poliziotti: 56 quelle che hanno visto assegnare ai malcapitati fino a sette giorni di prognosi, 9 quelle con prognosi da 8 a 20 giorni e ben 6 aggressioni con prognosi maggiori di 20 giorni”.

E ancora: “Nelle carceri della nazione, e del Lazio in particolare, serve forte ed evidente la presenza dello Stato, che non può tollerare questa diffusa impunità, e servono provvedimenti urgenti ed efficaci! Il segretario generale del Sappe fa appello al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che tra le sue deleghe ministeriali ha quella riservata alla trattazione degli affari di competenza dei dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per un incontro urgente. “Per ristabilire ordine e sicurezza, attuando davvero quella tolleranza zero verso quei detenuti violenti che, anche in carcere, sono convinti di poter continuare a delinquere nella impunità assoluta. E anche per programmare urgenti riforme strutturali non più rinviabili come l’espulsione dei detenuti stranieri, la riapertura degli ospedali psichiatrici giudiziari, la previsione che i tossicodipendenti scontino la pena in comunità. Soprattutto, il potenziamento dell’organico del corpo di polizia penitenziaria alla luce dei prossimi annunciati pensionamenti”.

Marianna Soru

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